Federcaccia, Enalcaccia e Anuu migratoristi spiegano in quali passaggi ritengono che il nuovo piano faunistico-venatorio della Toscana ostacoli la caccia.
Gli emendamenti hanno attenuato «la deriva privatistica» del testo proposto dalla giunta e impedito di applicare in anticipo le restrizioni europee all’impiego del piombo nelle munizioni spezzate, ma questi miglioramenti, anche se importanti, non bastano a consentire di esprimere un giudizio positivo: è questa la posizione di Federcaccia, Enalcaccia e Anuu migratoristi, che contestano «le informazioni fuorvianti e la minimizzazione degli effetti» proposte da «sedicenti esperti, dottori senza lauree, interpreti improvvisati», sul nuovo piano faunistico-venatorio della Toscana.
Per le tre associazioni il provvedimento considera la caccia «un fattore di disturbo da limitare»: pertanto indebolisce «ruolo e autonomia degli Atc», introduce limitazioni affini in tipologie di aree molto diverse imponendo tanti «vincoli ideologici, poco giustificati sul piano tecnico», che si rischia che aumentino le superfici nelle quali gravano «restrizioni sempre più stringenti e discrezionali», aumenta i vincoli per gli appostamenti fissi: in questo modo si rendono difficili sia l’installazione di nuovi impianti, sia le ricollocazioni «anche quando lo spostamento dipende da cause estranee alla volontà del titolare».
Una lunga serie di criticità
Oltre a contestare altri punti specifici (le nuove procedure Vinca rischiano di allungare i tempi delle autorizzazioni e aumentare sia i costi sia la burocrazia; crescono le possibilità di escludere i fondi privati dal territorio a caccia programmata; con la frequente revisione della perimetrazione, si rendono instabili i confini delle aree vocate e non vocate al cinghiale; non si affrontano gli squilibri che interessano cervo e capriolo; col richiamo al documento Key concepts e all’Atlante europeo delle migrazioni si rischiano nuove restrizioni e ricorsi contro i calendari venatori, più instabili; infine, non si affrontano gli squilibri che interessano capriolo e cervo), Fidc, Enalcaccia e Anuu criticano la filosofia che permea il piano: è contraddittoria la scelta di ridurre la caccia «in nome della tutela degli animali» e di ridurre la fauna ovunque siano presenti attività agricole, «visione peraltro lontana da una gestione equilibrata».
Sarà l’applicazione del piano, si chiude la nota, a dimostrare chi ne ha compreso gli effetti e chi li ha minimizzati: «senza cedere a [descrizioni] rassicuranti ma prive di riscontro», Federcaccia, Enalcaccia e Anuu promettono che approfondiranno ogni disposizione e intraprenderanno «tutte le iniziative necessarie» a tutela dei cacciatori.
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