La Federcaccia replica a Danilo Selvaggi, direttore generale della Lipu, che in un commento contro il ddl caccia si è servito anche dei sondaggi sulle intenzioni di voto.
Non bisogna confondere le letture politiche, fondate su «opinioni, previsioni e auspici», con l’analisi del valore di una riforma, che si deve affidare non ai sondaggi sulle intenzioni di voto (scendono Fratelli d’Italia e la Lega, è stabile Forza Italia, partito da cui «cominciano ad arrivare le maggiori perplessità»), ma alla capacità di rispondere alle esigenze concrete: così la Federcaccia replica all’editoriale con cui su ElbaReport Danilo Selvaggi, direttore generale della Lipu, commenta l’iter del ddl caccia alla Camera dopo l’approvazione del Senato.
Per la Federcaccia l’Italia ha bisogno di adeguare gli strumenti gestionali a realtà «faunistiche, ambientali e agricole profondamente cambiate negli ultimi decenni e in continua evoluzione», perché gestire significa «rafforzare la tutela della biodiversità, favorire l’equilibrio degli ecosistemi, salvaguardare le produzioni agricole, valorizzare il ruolo chi di vive e presidia il territorio».
La Federcaccia, inoltre, contesta l’assunto che la riforma trovi l’opposizione di tutta la comunità scientifica, che invece si compone di «competenze, approcci e sensibilità differenti»: rappresentarla come un blocco contrario significa «semplificare una realtà ben più complessa, articolata e strutturata».
Un passaggio delicato
Oltre alle posizioni, delle associazioni animaliste e ambientaliste la Federcaccia contesta anche il lessico «volutamente esasperato», che tende «ad alimentare lo scontro anziché favorire un confronto serio», basato su «dati, pianificazione e valutazioni tecnico-scientifiche, non su emozioni e contrapposizioni ideologiche».
La nota la chiude una dichiarazione del presidente nazionale Massimo Buconi, per il quale la riforma è «non un favore ai cacciatori, ma un atto di responsabilità verso il Paese».
Convincente in tanti passaggi, su un aspetto la Federcaccia si mostra di nuovo attaccabile: è vero che in audizione l’Ispra ha ribadito il ruolo del mondo venatorio nella gestione faunistica, ma far passare la sua posizione come una conferma «dell’esigenza di aggiornare la legge 157/92» con quei provvedimenti specifici è una forzatura che favorisce gli attacchi di chi vuole che la riforma naufraghi.
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