Si chiude la prima parte dell’iter: il Senato ha approvato la riforma della legge sulla caccia targata centrodestra.
Lo scenario si sposta alla Camera: a un anno dal giorno in cui i capigruppo del centrodestra (la prima firma è quella di Lucio Malan in rappresentanza di Fratelli d’Italia, il partito che forte della maggioranza relativa esprime la presidente del consiglio) depositarono il ddl, il Senato ha concluso l’esame della riforma della legge sulla caccia, approvata (56 i contrari, due le astensioni) con 86 voti favorevoli.
Rispetto a quello uscito dalle commissioni Agricoltura e Ambiente, i cui lavori hanno accompagnato la primavera, il testo è cambiato in parte: agli emendamenti approvati a maggioranza (dei relatori la firma, d’accordo il governo) nel corso delle sedute precedenti se ne aggiungono altri due, uno poco più che formale e uno che ritocca le sanzioni: più delle modifiche degli importi (3.000 euro anziché 2.000 per chi caccia nei giorni di silenzio venatorio, 2.000 anziché 3.000 per chi caccia specie non consentite), è interessante il passaggio che prevede che, in caso di condanna definitiva, la Regione non «disponga» ma «possa disporre» la sospensione del tesserino venatorio fino a un massimo di tre mesi.
Lo scenario ora si sposta alla Camera, che per evitare un secondo passaggio al Senato dovrà approvare il testo senz’apportare neppure una modifica; se nella riforma entrasse anche un solo emendamento nuovo – e c’è da attendersi che le opposizioni proveranno a presentarne a centinaia – la terza lettura sarebbe inevitabile.
Non perdere le ultime notizie di caccia e i test di ottiche, armi e munizioni sul portale web di Caccia Magazine.
















