
Nel corso dell’esame della riforma della legge sulla caccia il Senato ha approvato quattro emendamenti sul silenzio venatorio, sui dispositivi termici, sulla durata della stagione e sul controllo faunistico.
Ai due votati nel corso della prima seduta – quello principale riguarda la qualifica degli appostamenti per il colombaccio – si aggiungono altri quattro emendamenti (li hanno formulati i relatori Tubetti e Bergesio, di Fratelli d’Italia e Lega; il governo li ha condivisi) con i quali l’aula del Senato ha modificato in parte l’impianto della riforma della legge sulla caccia uscita dalle commissioni Agricoltura e Ambiente.
Il più interessante riguarda il recupero degli ungulati: la nuova formulazione dell’articolo 11 esclude quest’attività dall’area nella quale si estende il silenzio venatorio; dunque per rintracciare la fauna selvatica «gravemente ferita» si potrà uscire anche di martedì e di venerdì – e anche con i cani da traccia -, e si potrà procedere all’abbattimento.
Un altro emendamento riduce la liberalizzazione degli strumenti optoelettronici per la caccia di selezione agli ungulati: non si potranno utilizzare per le specie indicate nell’allegato V della Direttiva habitat (camoscio alpino e, se mai diventerà gestibile, stambecco).
A seguire, la riforma ora specifica che l’eventuale estensione della stagione di caccia all’avifauna nelle aziende agrituristico-venatorie non può toccare il periodo di migrazione, nidificazione, riproduzione e dipendenza, e nelle operazioni di controllo della fauna selvatica coinvolge anche i corpi forestali delle Regioni e delle Province di Trento e di Bolzano. La discussione riprenderà martedì prossimo.
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