Christian Maffei, presidente nazionale dell’Arcicaccia, risponde alla nota dell’ex ministro Sergio Costa ribandendo che il ddl caccia, anche nella parte sui richiami, non riguarda i cardellini.
I toni accesi sono comprensibili («anche noi abbiamo sollevato critiche»), lo sono meno messaggi «lontani dalla verità» che «allarmano ingiustamente la popolazione»: così Christian Maffei, presidente nazionale dell’Arcicaccia, replica a distanza all’ex ministro Sergio Costa, vicepresidente della Camera espresso dal Movimento 5 Stelle, che commentando una notizia di cronaca arrivata da Salerno ha messo in relazione il reperimento di cardellini vivi legati ai bastoni, «usati come esche per attirare altri uccelli in una trappola», al ddl caccia all’esame del parlamento e alla riforma della disciplina che regola l’impiego dei richiami.
«È forse stucchevole precisare che il cardellino non è specie cacciabile» scrive Maffei «e che la legge [vieta e continuerà a vietare] la sua detenzione a qualunque fine»: nella riforma «non c’è nulla che consenta o renda possibile [quel] comportamento, che è e rimane un reato».
A Maffei preme di più invitare le forze politiche a non strumentalizzare vicende di cronaca per accendere l’opinione pubblica: «Non riusciamo a darci una spiegazione» si chiude la nota «[della ragione] per cui si usano questi mezzi». A chi ricopre un ruolo istituzionale «non mancano strumenti e possibilità per condurre con efficacia qualunque battaglia politica intenda [intraprendere]».
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