Nel documento presentato alla commissione Agricoltura nel corso delle audizioni sul ddl Malan la Federcaccia spiega perché ritiene che l’intervento sui richiami vivi non confligga con la Direttiva uccelli.
«Nessun aspetto delle modifiche [relative ai richiami vivi] confligge con la Direttiva [uccelli]»: così la Federcaccia annota, a margine dell’articolato, nel documento che ha presentato alla commissione Agricoltura della Camera nel corso delle audizioni sul ddl Malan, che già approvato dal Senato intende riformare la legge 157/92. La Federcaccia segnala che le sentenze della Corte di giustizia europea e le procedure d’infrazione «hanno di fatto fermato» le catture di richiami vivi, dei quali però alcuni cacciatori sono ancora in possesso: l’articolo 5 del ddl «semplicemente ne autorizza» l’impiego.
Peraltro, nota la Federcaccia, la fornitura ai cacciatori si è «del tutto spostata» verso i richiami d’allevamento, che la Commissione europea considera «espressamente la soluzione»: la possibilità di derogare «e attuare le catture di piccole quantità si configura quindi unicamente come un’attività occasionale per rifornire gli allevamenti [qualora si debbano] sostituire [richiami] morti oppure [si voglia] introdurre nuova variabilità genetica [per] evitare i rischi di consanguineità».
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