Gabriele Sperandio, già presidente della sezione marchigiana, annuncia le proprie dimissioni dall’Arcicaccia.
«La mia storia nell’Arcicaccia termina qui»: così Gabriele Sperandio, già al vertice della sezione marchigiana, chiude la lettera – peraltro ne chiede la pubblicazione sul sito ufficiale dell’associazione – con cui, «in vista dei congressi che a tutti i livelli coinvolgeranno l’Arcicaccia nei prossimi mesi, considerato lo scarso coinvolgimento del corpo sociale Arcicaccia in vista del prossimo congresso provinciale di Pesaro e Urbino (poi annullato perché convocato senza delibera del consiglio provinciale) e letto il documento politico predisposto dalla presidenza nazionale», si dimette «da ogni organismo associativo, a ogni livello».
Per Sperandio si sono offuscati gli obietti storici dell’Arcicaccia, e insieme alla sua credibilità è svanita la considerazione che ne avevano «il mondo scientifico, agricolo e ambientalista»; a ciò Sperandio aggiunge che più volte ha avuto la riprova che nelle Marche l’Arcicaccia, soprattutto nella provincia di Pesaro e Urbino, «sia un’associazione più che altro schiacciata sulle logiche di partito – non occorre citare quale (chiaro il riferimento al Partito democratico, ndr) – oggi sempre più parte di una coalizione anticaccia».
Sperandio dice di avere a lungo lottato «per dirottare» la linea «verso un’autonomia politica», che «garantisse il dialogo con tutti» e dunque «autorevolezza e maggiore [capacità d’incidere] nelle decisioni» sulla caccia e sull’ambiente, e rivendica di aver abbandonato le cariche associative quando ha deciso di candidarsi alle ultime elezioni regionali a sostegno di Acquaroli, e «in nessun caso» di avere utilizzato «o assecondato l’impiego del marchio dell’Arcicaccia in iniziative elettorali».
Con Sperandio lasciano anche Diego Tofoni, vicepresidente dell’Arcicaccia Marche e vicepresidente Arcicaccia Fermo, e Pierluca Milletti, presidente del collegio dei revisori Arcicaccia Marche.
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