Dal dibattito sulla riforma della legge sulla caccia, sostiene la cabina di regia del mondo venatorio, deve essere eliminata la campagna di disinformazione.
Il centrodestra ha deciso di affidarsi a un disegno di legge, non a un decreto: per la cabina di regia del mondo venatorio (ne fanno parte Federcaccia, Arcicaccia, Enalcaccia, Libera Caccia, Anuu migratoristi, Italcaccia e Cncn), che torna a esprimersi a poche ore di distanza dalle dichiarazioni sui fondi pubblici alle associazioni, questa scelta lascia spazio «all’approfondimento, al confronto e al possibile aggiornamento del testo»; la discussione sulla riforma della legge sulla caccia però potrà farsi proficua soltanto se le opposizioni si sganceranno dalla «campagna di disinformazione» che, «con intensità crescente», sta accompagnando il dibattito.
Troppo spesso, notano le sette sigle, l’opinione pubblica ha sbattuto contro ricostruzioni errate, «allarmistiche e prive di fondamento», e contro «affermazioni false o fuorvianti», che non corrispondono a quanto c’è nel testo.
Contro la disinformazione
La cabina di regia dedica un comunicato lunghissimo a ciò che nella riforma non c’è: non ci sono favori ai cacciatori; non c’è la caccia in spiaggia durante la stagione balneare; non c’è l’ampliamento indiscriminato delle aree sottoposte a pianificazione; non c’è la liberalizzazione della caccia nei Parchi e nei centri urbani; non c’è la riduzione delle aree protette; non c’è il declassamento dell’Ispra; non c’è l’estensione generalizzata della stagione; non c’è la cancellazione del silenzio venatorio, messo tra parentesi solo per le operazioni di recupero degli ungulati feriti; non c’è la fine di ogni controllo nelle afv; non c’è l’apertura indiscriminata ai cacciatori stranieri che non conoscono o non rispettano le regole; non c’è la censura delle proteste contro la caccia (semmai ci sono sanzioni per azioni di sabotaggio); non c’è l’inserimento del lupo tra le specie cacciabili.
Non è vero neppure, prosegue la nota, che la Commissione europea ha bocciato la riforma: non esiste alcun atto formale che sancisca quest’orientamento, le «interlocuzioni tecniche» di cui ha parlato anche il ministro Pichetto Fratin «rientrano nel normale dialogo tra le istituzioni comunitarie» e i governi.
Dopo aver ribadito che la gestione non indebolisce la protezione della fauna (la tutela non può coincidere con l’assenza d’intervento, specie «in territori abitati e coltivati») e che la caccia è compatibile con la biodiversità, la cabina di regia del mondo venatorio segnala che un intervento sulla legge quadro non è più rimandabile: rispetto al 1992 è cambiato l’intero contesto, perché a una nuova configurazione del territorio si associano differenze profonde nella distribuzione della selvaggina e nell’assetto amministrativo.
Non perdere le ultime notizie di caccia e i test di ottiche, armi e munizioni sul portale web di Caccia Magazine.
















