I calibri per il recupero degli ungulati feriti

La massima versatilità richiede di avere nel nostro armadio blindato due armi da utilizzare per il recupero, in calibri differenti e attrezzate per i diversi ambienti dove il recuperatore è chiamato a intervenire, dai folti roveti delle basse colline appenniniche ai vasti boschi di alto fusto e alle ampie praterie di alta quota

recupero animali feriti

Il recupero degli ungulati feriti è un’attività specialistica e tali dovrebbero essere le attrezzature che vengono utilizzate. I calibri spesso utilizzati sono tra i più disparati, legati a conoscenze o peggio ancora a convinzioni personali, a volte più semplicemente dettati da inesperienza. Per tale motivo è necessario fare un poco di chiarezza cercando di parlare di quelli più diffusi e utilizzati dalla maggior parte dei recuperatori e dai professionisti europei del settore. La massima versatilità richiede di avere nel nostro armadio blindato due armi da utilizzare per il recupero, in calibri differenti e attrezzate per i diversi ambienti dove il recuperatore è chiamato a intervenire, dai folti roveti delle basse colline appenniniche ai vasti boschi di alto fusto e alle ampie praterie di alta quota. Ovviamente la scelta varia non solo in funzione del calibro ma anche delle attrezzature accessorie che compongono un’arma. In zone alpine, per animali incrodati in zone inaccessibili (camosci) o cervi che spesso non reggono il bloccaggio del cane e fuggono per diverse centinaia di metri, avere la possibilità di utilizzare un calibro abbastanza radente e corredato da ottica ci risolverebbe tanti problemi. Al contrario, in zone boscate del basso Appennino, della Maremma e delle macchie mediterranee dove il folto fa da padrone sarebbe consigliabile un’arma potente con mire metalliche, camerata con un calibro sfondatore, o al massimo un puntatore olografico per tiri a brevissima distanza. Per alcuni fortunati recuperatori in Appennino che hanno la possibilità di intervenire in ambienti diversi, dalle zone pianeggianti fino alle montagne oltre i 1.500 metri e su selvatici diversi, dai piccoli caprioli fino ai grossi cervi Appenninici, è molto utile avere due armi da utilizzare a seconda dei casi. Tra le caratteristiche più importanti dei calibri utilizzati per il recupero si registra l’elevato potere d’arresto, o stopping power. Lo si innalza con diversi fattori balistici concomitanti: energia cinetica sviluppata alla bocca, base imprescindibile; struttura e tipologia della palla usata (ampio diametro frontale, buona deformabilità anche a basse velocità); velocità d’impatto non elevata per favorire la penetrazione con proiettili deformabili; capacità di cedere energia nel tramite intracorporeo in modo progressivo ma rapido fino in profondità; massa elevata per portare energia in profondità.

Di armi a leva

Prendiamo in considerazione i calibri più diffusi camerati in armi a leva. Le carabine a leva a caricamento manuale sono armi molto resistenti, spartane ed essenziali. Sono ottime per il recupero perché ci permettono di girare nel bosco con il colpo in canna ma in condizioni di estrema sicurezza. Infatti il cane dell’arma, azionato in modo manuale, ci permette, abbassandolo, di lavorare nel bosco in tranquillità pur con il colpo in canna. Unici difetti riscontrabili sono il peso di alcune armi e la lunghezza della canna che in ambienti folti a volte crea fastidiosi impedimenti. Ora comunque sono state messe in commercio carabine a leva a canna corta, in questo caso particolarmente consigliate.

calibro 45.70
Il .45-70 è un calibro decisamente robusto,
grosso e lento, utilizzato spesso da chi
caccia e recupera cinghiali

Il .45-70 è un calibro decisamente robusto, grosso e lento utilizzato spesso da chi caccia e recupera cinghiali. Ha una cartuccia a percussione centrale su bossolo metallico ed è stato tra i primi a utilizzare polvere infume (polvere bianca). La data di creazione è il 1870: di derivazione militare, fu portato successivamente all’utilizzo civile. Dotato di un tremendo potere d’arresto, è micidiale entro i 100-150 metri. Diventa inutilizzabile a distanze successive perché abbastanza obsoleto e responsabile di cali di traiettoria decisamente importanti. Per il recupero si utilizzano palle pesanti a punta piatta. La velocità alla bocca e di circa 600 m/s. Per effetto del suo peso, delle basse velocità, e del profilo piatto riduce tantissimo il rischio di rimbalzi e frammentazioni di palla. È molto potente ma, nonostante tutto, non rovina particolarmente la spoglia dei selvatici recuperati anche nel caso di piccoli caprioli. Dà il proprio top balistico sulle brevi distanze. La palla originaria del .45-70, è una palla in piombo flat point da 405 grani: tuttavia per il recupero la palla ideale, anche per aumentare la velocità d’impatto, è una soft point da 300-350 grani.

calibro .444 Marlin
Il .444 Marlin fa
parte dei calibri grossi e lenti

Anche il .444 Marlin, forse più diffuso del .45-70 per una maggiore radenza, fa parte dei calibri grossi e lenti. Ha un impianto balistico moderno, ma una scuola di pensiero simile al .45-70. Nasce da un allungamento del calibro .44, ma con capacità di polvere raddoppiata. La sua palla di elezione sarebbe la Hornady FP da 265 grani a punta piatta. La punta piatta, come in tutti i calibri camerati nelle carabine a leva, è un obbligo legato a precise norme di sicurezza. Infatti le carabine a leva sono dotate di serbatoi tubolari e la punta piatta impedisce esplosioni accidentali nel serbatoio dovute al rinculo dopo lo sparo. Ultimamente Hornady ha creato una palla molto interessante, la LEVERevolution la cui punta in elastomero fa sì che l’estremità anteriore delle cartucce relegate nel serbatoio durante la pressione causata dal rinculo si schiacci sugli inneschi delle munizioni che le precedono senza causare danni, ritornando poi alla forma originaria al termine delle pressioni. La forma aerodinamica di queste palle permette di sviluppare una maggiore velocità alla bocca e di mantenerla per una distanza superiore; oltre a precisione, garantisce buona radenza, mantenendo comunque la sicurezza nei rimbalzi accidentali. Chi ricarica il .444 deve porre estrema attenzione all’utilizzo delle palle. Quelle da 240 grani da revolver sono nate e utilizzabili solo per la pistola: con una velocità d’impatto di 390-400 m/s si rivelano troppo fragili alle velocità del .444 Marlin (700 m/s). È quindi rigorosamente consigliabile l’utilizzo di palle specifiche, sui cataloghi indicate come “Rifle”, studiate esclusivamente per la carabina e strutturate per ottimizzare il lavoro terminale a velocità intorno ai 700 m/s.

.308 Winchester
.308 Winchester
.30-06 Springfield
.30-06 Springfield
8x57 JS
Calibro 8×57 JS

Sempre parlando di armi a leva, è da menzionare il nostalgico .30-30 (7,62x51R o .30 WCF Winchester Center Fire), che ci ricorda quando da ragazzini ci esaltavamo davanti ai film di cowboy. In pratica però non è adatto al recupero. anche se gli americani sostengono che negli Stati Uniti e in America meridionale sia il calibro che ha abbattuto il maggior numero di cervi in assoluto. Non è adatto perché ha un limitato potere di arresto; la capacità di bloccare o interrompere un’azione violenta e pericolosa di un selvatico con un solo colpo al bersaglio grosso è però fondamentale, specialmente quando si spara nel folto a grossi cinghiali e cervi carichi di adrenalina. Molto meglio a questo punto andare su un più robusto, anche se poco diffuso, .375 Winchester.

A volte qualcuno chiede se per il recupero non sarebbe meglio utilizzare una più comoda e gestibile pistola di grosso calibro: non è possibile, perché l’articolo 13 della legge quadro sulla caccia elenca le armi consentite e vieta l’uso delle armi corte per l’attività venatoria. Tecnicamente peraltro non sarebbe consigliabile: le prestazioni migliori in termini di potere d’arresto sono attribuibili alle armi lunghe, sia calibro 12 sia alle grosse carabine. Con armi corte, la reazione violenta dell’animale spesso non sarebbe bloccata.

Mauser

 

9,3x62
Calibro molto potente e relativamente lento,
il 9,3×62

Se si parla dei calibri più diffusi camerati su azioni Mauser, non si può che cominciare dal 9,3×62. È una cartuccia nata nel 1908 a opera di Otto Boch, noto armiere tedesco, per coprire le esigenze delle colonie in Africa. Non è potentissima, ma utilizza al meglio i 55-60 grani di polvere di cui dispone: è stata storicamente impiegata per eventuali incontri con bufali e pachidermi, e rende possibile abbattere tutti i tipi di gazzelle e di antilopi, risultando peraltro poco distruttiva. Calibro molto potente e relativamente lento (velocità alla bocca di circa 750 m/s), si è diffuso in tutta Europa come calibro sia da caccia sia da recupero. Ha una valenza balistica ottimale con palle da 250 a 293 grani, preferibilmente con palle round nose o flatted point che, grazie al peso e al profilo dell’ogiva, favoriscono un’altissima penetrazione. Ampia la scelta delle cartucce commerciali: tra le migliori, sempre con palle pesanti 286-293 grani, meritano una citazione le Norma Alaska Soft Point e la TUG Brenneke a doppio nucleo a frammentazione parziale.

Il calibro 8×57 JS nasce come cartuccia militare alla fine dell’Ottocento. È un calibro molto diffuso nei Paesi della Mitteleuropa per l’ampia versatilità in ambito venatorio: viene infatti utilizzato per la caccia sia al capriolo sia ai grossi cervi, passando per il cinghiale e il daino. Per il recupero si consigliano palle pesanti da 196 a 200 grani, sempre con punta arrotondata in grado di scongiurare parzialmente il rischio di pericolose deviazioni in ambiente boscato. La palla da 200 grani ha una velocità alla bocca di circa 780 m/s. Come il 9,3×62 in determinate circostanze, l’8×57 ci dà la possibilità di risolvere situazioni complicate e, in ambienti che si prestino, effettuando tiri anche fino a 200 metri su selvatici che non reggono il bloccaggio del cane.

Insieme al .308 Winchester, il .30-06 Springfield (7,62×63), introdotto nell’esercito statunitense nel 1906, è tra i calibri più diffusi nel nostro Paese, specialmente in ambito appenninico grazie alla diffusione della caccia al cinghiale. Per questo motivo è diventato uno dei calibri più conosciuti e apprezzati, sia per l’estrema fiducia di cui gode, sia per le ottime prestazioni sia infine per la facilità di reperimento delle munizioni. Anche per il recupero è un’ottima scelta: ci permette di risolvere egregiamente qualunque tipo di problema pure con selvatici di grossa taglia. Inoltre viene camerato in quasi tutte le armi a canna rigata, dalle semiautomatiche, alle carabine bolt action fino agli express. Anche in questo caso è sempre bene orientare la nostra scelta su palle pesanti dai 180 ai 220 grani e round nose.

Si diceva del .308 Winchester (7,62×51 Nato): dal punto di vista balistico è leggermente al di sotto rispetto al cugino .30-06, con un’energia di circa il 10% minore dovuta alla inferiore capienza del bossolo. Nonostante ciò le differenze degli effetti terminali sono quasi del tutto insignificanti. Estremamente preciso, alla bocca ha una velocità più ridotta del .30-06 per i motivi sopra elencati. L’azione corta del .308 ne permette la cameratura in carabine compatte e corte, molto maneggevoli per il recupero in zone folte. Ci vogliono palle da almeno 180 grani.

In Francia, fino a due anni fa, del .308 era vietato l’utilizzo venatorio in quanto calibro militare. Altri calibri tra i più diffusi e conosciuti (.300 Winchester, 7mm RM, 7×64, .270 Winchester) non sono stati menzionati, nonostante che abbiano una potenza intrinseca assolutamente sufficiente, date le caratteristiche più utili all’attività venatoria e meno al recupero.

E tutto il resto

Per quanto riguarda l’arma, la scelta è soggettiva e legata all’ambiente in cui si recupera maggiormente. Molti utilizzano bolt action con canne corte o armi a leva. Il caricamento manuale è preferito da tanti recuperatori, perché si ha sempre la sicurezza di riuscire a ricaricare per un eventuale secondo colpo. Ricca anche l’offerta di armi semiautomatiche: al giorno d’oggi la tecnologia ci ha fornito prodotti ottimi, corti, maneggevoli e di estrema sicurezza. Camerate in calibri medio grossi, sono utili per il recupero, anche se per molti rimangono l’interrogativo e la paura di un eventuale, anche se raro, inceppamento. Express e monocolpo vanno esclusi: molto pesante il primo, assolutamente inadatto il secondo per l’impossibilità di replicare velocemente il colpo.

Le ottiche di puntamento sono molto utili in zone aperte e di alta montagna. È consigliato usare cannocchiali leggeri e allo stesso tempo robusti a ingrandimenti variabili, pochi (1,5-6x, 2-8x, 3-9x con campana di 50 millimetri massimo). In ambienti ricchi di vegetazione sono consigliabili i puntatori olografici che ci permettono un tiro veloce e preciso; in alternativa un’arma con le mire metalliche, specialmente quando la maggior parte dei tiri si esegue alle distanze minime. Per finire una raccomandazione: usate cartucce adatte al vostro ruolo di esperti, palle lente che non passino da parte e parte il selvatico, che pongano immediatamente fine alle sue sofferenze e che non mettano in repentaglio la sicurezza e la vita del nostro cane con improbabili pericolosi rimbalzi o frammentazioni.