Schillaci: strategia dedicata per fronteggiare la peste suina africana nel Cuneese

Schillaci strategia dedicata per fronteggiare la peste suina africana nel Cuneese - cinghiali
© Antoine Lepage / shutterstock

Rispondendo all’interrogazione della Lega nel corso del question time al Senato, il ministro Orazio Schillaci ha parlato delle strategie adottate dal governo per contenere la diffusione della peste suina africana.

Dopo aver rivendicato i risultati ottenuti dal governo, che nel giro di un biennio ha visto i focolai negli allevamenti di maiali crollare da trentuno (2024) a uno (2025, 2026), Orazio Schillaci ha detto che il caso di positività registrato a Cuneo non ha colto di sorpresa il ministero della Salute: lo dimostra l’immediata segnalazione del sistema di sorveglianza e l’avvio delle procedure finalizzate a contenere la diffusione della peste suina africana.

Rispondendo all’interrogazione della Lega, Schillaci ha cercato di rassicurare il Senato e l’opinione pubblica: il governo, il commissario straordinario e la Regione Piemonte stanno già definendo «una strategia dedicata», che tenga conto «delle specificità epidemiologiche, ambientali e produttive del territorio».

Il commissario Filippini ha attivato la collaborazione con l’Enci per l’impiego dei cani molecolari nella ricerca delle carcasse e ha chiuso i varchi critici lungo l’autostrada Asti-Cuneo, «uno dei principali corridoi d’attraversamento» per la fauna selvatica; in parallelo «proseguono le attività di depopolamento del cinghiale selvatico», per rafforzare le quali il governo aveva stanziato un milione di euro, e aumenta la sorveglianza negli allevamenti di maiali.

Il crollo dei focolai, rimarca Schillaci, è il risultato di «anni di lavoro coordinato», capillare, «spesso silenzioso», basato su «strumenti collaudati e con una catena di comando che funziona»: è stato necessario agire in profondità perché la peste suina è una questione non solo veterinaria, ma di economia nazionale (nei 23.000 allevamenti si contano otto milioni di maiali, per un fatturato di tre miliardi nel comparto agricolo e di otto in quello industriale) e «di sovranità alimentare».

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