Contro il calendario venatorio delle Marche Wwf, Lipu, Legambiente, Lav, Enpa, Lac e Lupus in fabula hanno presentato ricorso al Tar.
Nel corso dell’estate il Tar delle Marche dovrà pronunciarsi sul calendario venatorio regionale, che in una parte del lungo ricorso Wwf, Lipu, Legambiente, Lav, Enpa, Lac e Lupus in fabula definiscono «in palese contrasto» con la Direttiva uccelli e con le indicazioni dell’Ispra.
Sono tre i motivi in ragione dei quali le associazioni ambientaliste chiedono, previa sospensione cautelare, l’annullamento del calendario: la chiusura posticipata della stagione di caccia a tordo sassello, tordo bottaccio, cesena (31 anziché 10 gennaio) e beccaccia (31 gennaio anziché 31 dicembre: sarebbe bene, si legge, evitare la decade successiva «a causa della forte pressione venatoria nell’area mediterranea»); l’inserimento di pernice rossa, moretta e combattente nell’elenco delle specie cacciabili; la preapertura della caccia alla quaglia, per la quale si chiede il posticipo dell’apertura al 1° ottobre, e al colombaccio.
Nel ricorso si sostiene che la motivazione con la quale la giunta regionale si è discostata dal parere dell’Ispra coincida in larga parte con quella già contestata nelle ultime due stagioni e si basi su una «serie di presunti dati scientifici locali», ottenuti mediante telemetria, che già in passato il Tar aveva considerato «esigui e non rappresentativi».
Infine, al rilievo sui «gravi vizi procedurali» come la mancata audizione delle associazioni ambientaliste e l’assenza di un piano faunistico-venatorio aggiornato si aggiunge quello sui poteri del comitato faunistico-venatorio nazionale: per Wwf, Lipu, Legambiente, Lav, Enpa, Lac e Lupus in fabula fino al giudizio della Corte costituzionale, coinvolta su richiesta dell’Arcicaccia, non lo si può considerare «fonte tecnico-scientifica idonea a neutralizzare o degradare il valore del parere Ispra».
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