Prima di esaminare e votare il ddl caccia approvato dal Senato la commissione Agricoltura della Camera organizzerà un nuovo ciclo di audizioni.
Un risultato le opposizioni l’hanno ottenuto: prima di procedere all’esame e al voto del ddl caccia già approvato dal Senato (ci s’attende un numero cospicuo di emendamenti: basterebbe l’ok a uno soltanto per rendere necessaria la terza lettura), la commissione Agricoltura della Camera organizzerà un nuovo ciclo di audizioni.
È la notizia principale emersa dall’ultima seduta, nel corso della quale l’ex ministra Michela Vittoria Brambilla, deputata di Noi moderati, ha ufficializzato che su questo provvedimento non sta con la maggioranza: per lei, che ritiene addirittura «paradossale» definire i cacciatori «custodi della biodiversità», il ddl Malan «presenta potenziali profili d’incostituzionalità nella misura in cui potrebbe ledere la competenza esclusiva dello Stato in materia di tutela dell’ambiente».
Sull’ambiente e sulla commissione che se ne occupa si è assistito a un’altra battaglia, che si è chiusa con la sconfitta delle opposizioni: niente esame congiunto, della riforma della 157/92 continuerà a occuparsi soltanto la commissione Agricoltura.
Per Eleonora Evi, deputata del Partito democratico di formazione movimentista, si tratta di una scelta «inaccettabile, incomprensibile e anacronistica», che reclama una risposta del ministro Pichetto Fratin e di Mauro Rotelli, presidente della commissione Ambiente in quota Fratelli d’Italia.
«Non ci si può trincerare dietro una circolare del 1996» commenta Evi «con la quale il presidente della Camera assegna la [discussione sulla] caccia alla sola commissione Agricoltura: in trent’anni il mondo è cambiato, è cambiata la Costituzione e le direttive europee ci impongono oggi una tutela rigorosa di biodiversità ed ecosistemi».
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