Nella rubrica che cura sul Venerdì di Repubblica rispondendo alla posta dei lettori, Massimo Giannini si esprime sulla riforma della legge 157/92 propugnando l’abolizione della caccia.
Se l’assunto di base coincide con l’idea che sulla caccia c’è una sola riforma possibile, ossia l’abolizione – più corretto sarebbe parlare di divieto -, ci sta di considerare il ddl promosso dal centrodestra come «una porcheria normativa» o addirittura «una legge che fa orrore»: così Massimo Giannini scrive in risposta a un lettore del Venerdì di Repubblica – evidentemente distratto – che gli chiede perché i politici di centrosinistra non abbiano niente da dire («Se le destre corteggiano i cacciatori per motivi elettorali, Bonelli non dovrebbe agire in senso contrario per attirarsi le simpatie di chi rispetta la natura?») sull’argomento; pertanto il centrosinistra deve «fare le barricate» contro «questa vittoria della lobby dei cacciatori e delle armi».
Per Giannini, inoltre, è grave che Fratelli d’Italia e Lega – per qualche motivo dall’argomentazione resta fuori Forza Italia – «[abbiano] scritto nel testo che “l’attività venatoria concorre alla tutela della biodiversità e dell’ecosistema”. Secondo questi cialtroni, cioè, sparare agli animali nelle aree urbane e in quelle demaniali protegge la natura. Le vere bestie sono loro».
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