Eleonora Evi e Patrizia Prestipino, deputate del Partito democratico, chiedono al centrodestra di fermare l’esame del ddl caccia.
C’è un po’ di tutto nella nota con cui, chiusa un’altra settimana di lavori poco più che simbolici in commissione Agricoltura (l’utilizzo dell’espressione «a tappe forzate» fa sorridere, considerato quant’è facile contare gli emendamenti votati e che in teoria bisogna superare il milione), Eleonora Evi e Patrizia Prestipino, deputate del Partito democratico, tornano a chiedere alla maggioranza di ritirare il ddl caccia già approvato dal Senato, «uno scempio anticostituzionale», che non rispetta «la volontà della maggioranza schiacciante degli italiani».
C’è l’idea che la riforma non piaccia «né ai cacciatori tradizionali né ai cittadini di centrodestra», ma che «serva solo a soddisfare i diktat estremisti e le pretese del mercato delle armi»; c’è l’attacco politico a Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura, che non ha presentato al parlamento il report sull’attuazione della 157/92, non ha risposto alle domande «sull’utilizzo effettivo dei fondi che la legge di bilancio 2023 ha destinato ai danni da ungulati» e «continua a ignorare le emergenze sanitarie come i casi d’influenza aviaria e di peste suina africana»; c’è, infine, l’attacco scomposto alla braccata, definita «pratica barbara» (eppure, basta ascoltare l’ultima puntata di Selvatico, il nuovo podcast di Caccia Magazine, per scoprire che si tratta «della forma più conservativa di caccia al cinghiale»).
Di fatto, si fa sempre più solida la sensazione che, al pari del riarmo e del costo di benzina e diesel, la riforma della legge sulla caccia sarà uno dei temi sui quali più batteranno le opposizioni nel corso della prossima campagna elettorale, che sta per iniziare o forse è già iniziata; e ci batteranno qualunque sia l’esito della discussione parlamentare.
Non perdere le ultime notizie di caccia e i test di ottiche, armi e munizioni sul portale web di Caccia Magazine.
















