Eugenio Giani, presidente della Toscana, ha firmato un’ordinanza che contiene le misure di contrasto alla diffusione della peste suina africana.
In ogni comprensorio che ricade, in tutto o in parte, in zona di restrizione si possono aprire massimo cinque aree d’addestramento cani – recintate – da cinghiale, a patto che il loro impiego serva per il rilascio dei brevetti Enci o per la formazione al controllo finalizzato al depopolamento: è uno dei passaggi chiave dell’ordinanza 5/26 (due gli allegati: uno con la classificazione del territorio e il piano di prelievo, uno con il dettaglio delle misure) con la quale Eugenio Giani, presidente della Toscana, cala nelle realtà locali le disposizioni del commissario straordinario Giovanni Filippini.
Nelle zone di restrizione II e III resta vietata la caccia al cinghiale, che nella zona I è possibile soltanto previa deroga; per le altre forme di caccia un limite scatta solo nelle prime due, quelle più interne, dove le uscite collettive (massimo tre cacciatori e altrettanti cani) sono consentite solo con le mute abilitate per volpe e lepre.
Il divieto di caccia al cinghiale si estende anche alla zona Cev, dove il controllo in girata (un cane e sei cacciatori) è possibile soltanto se negli ultimi quattro mesi non si sono registrati test positivi.
Nei comuni che ricadono nelle zone di restrizione i servizi veterinari delle Ausl devono garantire il coordinamento della sorveglianza attiva e passiva, ed è necessario sottoporre a test tutti i cinghiali trovati morti o moribondi, catturati o abbattuti. Se il test è negativo, si può procedere al consumo – personale, niente vendita – della carne.
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