Federcaccia Umbria attiva i legali dopo i commenti sulla morte di un cacciatore

Federcaccia Umbria attiva i legali dopo i commenti sulla morte di un cacciatore - hate speech
© Vitalii Vodolazskyi / shutterstock

La Federcaccia Umbria ha chiesto ai propri legali di verificare se alcuni commenti sulla morte di Gino Cello, un cacciatore associato, violino la legge.

È uno «spettacolo indegno e profondamente disumano», una «barbarie morale» che non ha giustificazione, quello che emerge da alcuni commenti sulla morte di Gino Cello, cacciatore settantenne di Gualdo Tadino (Pg), avvenuta durante una battuta di caccia a Fabriano (An): pertanto, disgustata dai messaggi d’insulti – ma anche «di soddisfazione e di gioia» per l’accaduto, del quale alcuni si augurano una replica – comparsi sui social network, la Federcaccia Umbria ha deciso di attivare i propri legali, perché valutino se è possibile intraprendere «[qualche] iniziativa a tutela della dignità degli associati».

Non è l’unica mossa: tramite la Federcaccia nazionale, i vertici delle sezioni umbre sollecitano il parlamento a valutare se introdurre un reato specifico volto a contrastare «le manifestazioni più gravi d’odio sociale».

«Rispetto, silenzio, solidarietà»

Contestare la caccia, addirittura chiederne il divieto, rientra «nel legittimo confronto democratico»; ma, si legge nella lunga nota, «gioire della morte di una persona, insultarne la memoria e augurare ad altri la stessa sorte non è libertà d’opinione: è una manifestazione d’odio e d’intolleranza, che merita la condanna più ferma e inequivocabile».

Di fronte alla morte, infatti, ci s’attendono «rispetto, silenzio, solidarietà e partecipazione al dolore», valori che si presumono «condivisi» indipendentemente dalle convinzioni, dalle passioni e dalle opinioni»; perché quando muore un cacciatore «non muore un simbolo contro cui scagliarsi, né un bersaglio ideologico: muore una persona, e una famiglia perde per sempre uno dei propri cari».

Dunque, oltre a sollecitare le altre associazioni venatorie a esprimersi pubblicamente sulla vicenda, la Federcaccia Umbria invita chiunque abbia responsabilità – pubbliche, associative, nella comunicazione – di condannare «senza ambiguità queste manifestazioni d’odio», perché è necessario evitare che il confronto sulla caccia «sia avvelenato da espressioni di violenza verbale e di disprezzo per la vita umana».

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