Le sezioni toscane di Libera Caccia, Arcicaccia e Italcaccia lanciano una petizione con la quale chiedono al governo Meloni di avviare il percorso che inserisca lo storno nell’elenco delle specie cacciabili.
Più che per spingere su chi deve decidere, spesso le raccolte di firme servono per pesarsi, per valutare quanto la società civile s’interessa a un tema determinato e per misurare il consenso che si riesce a raccogliere; fatta la premessa, è giusto dare conto della petizione con cui le sezioni toscane di Libera Caccia, Arcicaccia, Italcaccia, di fatto le uniche tre associazioni rimaste nella cabina di regia regionale (non ne ha mai fatto parte la Federcaccia, cui l’Anuu è sempre stata vicina e cui negli ultimi tempi s’è avvicinata l’Enalcaccia), chiedono al governo Meloni d’attivarsi per avviare il percorso che riporti lo storno – al momento si può contare solo sulle deroghe – nell’elenco delle specie cacciabili.
Per le tre associazioni sono necessari sia «una strategia nazionale di gestione, che contempli strumenti efficaci per la prevenzione e la riduzione dei danni agricoli, valorizzando il contributo dei cacciatori nella gestione faunistica», sia «un quadro di riferimento» chiaro e omogeneo per le Regioni, «affinché le misure adottate siano efficaci, verificabili e coerenti con gli obiettivi di tutela della fauna e di salvaguardia delle attività agricole».
Lo storno è una specie «in salute», le sue popolazioni «numerose e in espansione»: renderlo di nuovo cacciabile senza bisogno di dover ricorrere alle deroghe sarebbe «un atto di buonsenso, che darebbe certezze e tranquillità ai cacciatori e contribuirebbe a mitigare l’impatto sulle produzioni agricole e sulle città».
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