Approvato il piano faunistico-venatorio della Toscana

Approvato il piano faunistico-venatorio della Toscana - fagiano
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Il consiglio regionale della Toscana ha approvato il piano faunistico-venatorio: le associazioni si spaccano.

Dopo più di dodici anni dall’entrata in vigore della legge Delrio, che ha riformato le Province, per la prima volta la Toscana si dota di un piano faunistico-venatorio regionale: nell’ultima seduta, infatti, il consiglio ha approvato a maggioranza (22 favorevoli, 17 contrari) l’atto predisposto dalla giunta.

Eugenio Giani, presidente della Regione, ha tentato di attenuare lo scontro col mondo venatorio: «La presenza dei cacciatori» ha detto «è indispensabile per garantire la biodiversità, il contenimento delle emergenze e l’equilibrio ecologico; senza di loro ci troveremmo di fronte a uno squilibrio, [causa] di danni gravissimi».

Le parole però non bastano alla Federcaccia, che in un comunicato lunghissimo manifesta «un’insoddisfazione marcata» sia per i contenuti del piano, di cui insieme all’Anuu e all’Enalcaccia aveva già segnalato le criticità, sia per il dato politico di «una maggioranza trainata dal Movimento 5 Stelle», che dà alla coalizione «un’impronta animalista e anticaccia».

Il mondo venatorio toscano ancora più diviso

Per la Federcaccia il centrosinistra che governa la Regione si è trovato costretto ad affrontare la spinta di due fronti opposti, gli agricoltori da una parte, gli ambientalisti dall’altra: gli emendamenti approvati dal consiglio, «insufficienti», non possono cancellare una serie di «lacune gravi», e lasciano in sospeso «numerosi aspetti interpretativi».

La Federcaccia è già al lavoro per cercare «garanzie a difesa dei diritti dei cacciatori toscani e della funzione sociale della caccia» e per incidere nell’applicazione del provvedimento, perché non si ceda «a una deriva animalista e anticaccia».

È più morbida la posizione di Arcicaccia, Libera Caccia e Italcaccia, che pur segnalando alcune criticità, corrette solo in parte dagli emendamenti («bene la [modifica] delle quote di bosco nelle aziende agrituristico-venatorie e l’eliminazione dell’obbligo della prova di tiro ogni due anni»), riconoscono la presenza di «alcuni fattori positivi», a partire «dal cambio di visione nella gestione della selvaggina stanziale».

Per le tre associazioni riunite nella cabina di regia toscana l’approvazione del piano fa sperare che si sia giunti «a un punto di svolta», che permetterà ai cacciatori toscani di continuare ad andare a caccia. L’attenzione comunque resta alta: sul tavolo ora finiscono «la modifica degli istituti [faunistici] e delle aree vocate» e gli interventi sulla legge regionale.

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