Sui fondi pubblici la cabina di regia delle associazioni venatorie risponde agli attacchi di piattaforme e canali vicini al Movimento 5 Stelle.
Previsti dall’articolo 24 dalla legge 157/92 ed erogati da governi «di ogni colore politico, compresi quelli presieduti da Giuseppe Conte», i fondi pubblici destinati alle associazioni venatorie rappresentano «un parziale ristorno» delle tasse («ingenti») pagate dai cacciatori: così Federcaccia, Enalcaccia, Arcicaccia, Libera Caccia, Anuu migratoristi e Italcaccia, riunite nella cabina di regia insieme al Cncn, rispondono alle critiche di ambienti vicini al Movimento 5 Stelle, secondo i quali il governo Meloni «sta facendo regali» ai cacciatori a scapito di altre voci di spesa, a partire dalla sanità.
Alle associazioni venatorie la normativa riserva il 40% di 5 euro per ogni cacciatore, che per la tassa di concessione di euro ne paga 173; peraltro questa somma rappresenta «uno sgravio per i conti della società civile», non certo un aggravio visto che le associazioni venatorie «svolgono compiti dei quali in molti casi dovrebbero occuparsi le amministrazioni pubbliche».
Gli attacchi alle associazioni venatorie fanno parte di una serie di «polemiche demagogiche» infondate, mosse esclusivamente «da un radicato pregiudizio anticaccia» e finalizzate a sollevare l’opinione pubblica contro la riforma all’esame del Senato.
All’opinione pubblica però la cabina di regia suggerisce di tener presente che anche le associazioni ambientaliste e animaliste ricevono contribuiti «corposi e costanti» e «l’accesso prioritario a ingenti bandi europei»: se si usa lo stesso metro, chiaramente retorica la domanda, «non sono allora anche questi fondi sottratti a sanità, istruzione e welfare?».
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