Conclusi i lavori delle commissioni Agricoltura e Ambiente, il Senato comincia a esaminare la riforma della legge sulla caccia promossa dal centrodestra.
Senza sapere fino a quando, ci si sintonizza sulle frequenze che trasmettono la diretta dei lavori del Senato: stamani alle 10, chiuso l’esame in commissione e conferito il mandato ai relatori (sono Francesca Tubetti di Fratelli d’Italia e Giorgio Bergesio della Lega), l’aula inizia l’esame della riforma della legge sulla caccia promossa dal centrodestra, già emendata in una dozzina di passaggi – due volte, con retromarcia finale, sull’introduzione dello stambecco nell’elenco delle specie cacciabili.
La Federcaccia auspica che il confronto «si mantenga sul piano della realtà», fin qui «distorta da una campagna di disinformazione mirata a influenzare l’opinione pubblica con argomenti fantasiosi» come la liberalizzazione della caccia in spiaggia, fraintendimento (voluto? di sicuro cavalcato) del paragrafo che inserisce le aree del demanio marittimo tra quelle soggette a pianificazione venatoria.
«Aggiornare le regole significare dare risposte concrete ai cittadini e agli agricoltori» commenta Massimo Buconi, presidente nazionale della Federcaccia, «arginare l’emergenza economica [dovuta] alla peste suina africana, proteggere la biodiversità con una gestione basata sulla scienza, il vero cambio di paradigma».
Buconi segnala che la riforma ha anche la funzione di ripulire la stratificazione normativa dovuta agli interventi «frammentari e disomogenei» degli ultimi trent’anni: se il parlamento riuscirà a rendere organico il quadro, sarà possibile ridurre le controversie giudiziarie.
Pertanto è necessario «un confronto maturo», serio «e basato sui fatti, che riconosca la caccia per ciò che realmente è: uno strumento indispensabile, moderno e sostenibile al servizio dell’ambiente e della collettività».
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