Franco Recchia, noto biologo e tecnico faunistico, invita la Regione Abruzzo ad avviare rapidamente la caccia di selezione al cervo.
Per le linee guida dell’Ispra, che prevedono una densità di due esemplari ogni cento ettari, con i maschi si dovrebbe iniziare da agosto, e da gennaio aggiungere tutte le classi di sesso e d’età: ecco perché, scrive in una nota Franco Recchia, noto biologo e tecnico faunistico forte d’una lunga esperienza nella gestione del territorio, è necessario che la Regione Abruzzo avvii rapidamente la caccia di selezione al cervo, che sta provocando danni ingenti all’agricoltura (il 60% del totale è sua responsabilità diretta, lo soffre in particolare la provincia dell’Aquila) e che sta mettendo a rischio la sicurezza sulle strade.
Nonostante i censimenti condotti negli scorsi mesi, nota Recchia, non risulta alcuna comunicazione ufficiale sull’apertura della caccia; anzi, addirittura si resta ancora in attesa della convocazione della consulta regionale, che deve esprimere il parere sulla delibera.
I tempi sono stretti: se la giunta non definirà il calendario entro pochi giorni, gli Atc non potranno organizzare i prelievi; pertanto gli agricoltori e molti sindaci delle valli Peligna e Subequana hanno inviato una petizione a Emanuele Imprudente, assessore regionale all’Agricoltura, chiedendogli l’avvio delle operazioni entro la fine di gennaio.
Fare svelti
Peraltro, nota Recchia, se inserita in sistema di controllo e di gestione sostenibile la carne di cervo può rappresentare la carne del futuro, dopo che «per secoli è stata la carne per eccellenza: sana, nutriente, priva d’eccessi lipidici». La gestione attiva delle popolazioni di cervi «non è dunque solo una necessità economica e di sicurezza, ma anche uno strumento fondamentale per la tutela della biodiversità e per la promozione di un modello alimentare realmente sostenibile».
A orientare le scelte di gestione faunistica, si chiude la nota, «non può essere il consenso emotivo, espresso in appelli sottoscritti da decine di migliaia di cittadini privi di competenze scientifiche specifiche». Le decisioni politiche devono basarsi «su dati oggettivi e valutazioni tecniche, soprattutto in un contesto in cui gli agricoltori sono allo stremo, gli incidenti stradali sono in aumento e c’è il concreto rischio di compromettere anche la conservazione di specie simbolo del territorio, come il camoscio appenninico e l’orso bruno marsicano».
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