Dopo l’aggressione mortale al suo cane Michele Serra torna sulla convivenza col lupo

Dopo l’aggressione mortale al suo cane Michele Serra torna sulla convivenza col lupo - lupo in Appennino
© StudioLab Images / shutterstock

Dopo la morte del cane Osso, aggredito nei dintorni di casa, sull’Appennino, Michele Serra affida a Repubblica le proprie riflessioni sulla convivenza tra il lupo e il resto dell’ambiente.

«Convivere con il lupo non può significare sottomettere alle sue esigenze quelle di tutti gli altri abitanti» del suo territorio, che «non è solamente il suo»: è uno dei passaggi chiave dell’articolo con cui, su Repubblica, Michele Serra torna sulla morte del cane Osso, aggredito «a duecento metri da casa, in Appennino».

«Chi scrive che la natura si autoregola ha ragione in riferimento al Giurassico» scrive Serra «e alle future ere innominate che seguiranno la scomparsa della specie umana. Nell’Antropocene è l’uomo che, dopo avere squinternato le connessioni e gli equilibri con gli altri esseri viventi, ha il dovere e il potere di prendersi cura della vita sulla Terra». Serra ricorda che «se si è ambientalisti per davvero è con l’ambiente nel suo complesso che si devono fare i conti»: e l’ambiente è l’insieme di spazi, persone, lupi, «mucche, pecore, capre, oche, galline, cavalli, asini […] e cani».

Difficile essere ottimisti

Sulla strategia per rendere possibile la convivenza Serra ritiene di non avere grandi ragioni per essere ottimista: «un tecnico faunistico di alto livello» gli ha descritto il dibattito in corso come «una guerra tra due religioni opposte, e ogni mediazione, ogni compromesso tra ragioni diverse sembra impossibile».

Da una parte c’è «la lobby delle doppiette», molto potente «nel governo Meloni-Salvini e in quella dependance governativa che è diventata Coldiretti»: qui contano «solo le attività umane, comprese ovviamente la caccia, e le specie non umane sono appena un accessorio». Dall’altra ci sono quelli «che confondono la salvaguardia della specie con l’intoccabilità di ogni singolo esemplare».

In mezzo ci sono «tecnici e studiosi», che da tempo si occupano del lupo e delle strategie per farlo convivere con l’uomo: «fanno un lavoro prezioso e paziente sul territorio, anche con buoni risultati». Le decisioni e i finanziamenti dipendono però dalla politica; e «prevarranno l’indecisione, il timore di perdere voti dall’una o dall’altra parte», e tutto continuerà a essere legato «al caso, alla pazienza di chi subisce danno, alla speranza che il lupo si regoli da solo».

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