Ab, una delle associazioni che rappresentano le aziende faunistico-venatorie, commenta duramente la lettera della Commissione europea sulla riforma della legge sulla caccia al momento all’esame del Senato.
È «un’intromissione ingiustificata, basata su presupposti tecnici errati», e più che di «un reale contributo tecnico» ha l’aspetto di «un atto politico volto a intimidire il legislatore nazionale»: così Ab, una delle associazioni che rappresentano le aziende faunistico-venatorie, commenta la lettera che, segnalandogli i punti critici della riforma della legge sulla caccia al momento all’esame del Senato, la Direzione generale Ambiente della Commissione europea – ne hanno dato notizia le associazioni animaliste e ambientaliste – ha inviato al governo Meloni.
Per Ab è necessario ribadire che legiferare, «in base alle necessità del territorio», è prerogativa cardine del parlamento: «non è accettabile» che funzionari che operano «a mille chilometri di distanza» cerchino di commissariare la gestione del patrimonio naturale italiano.
Necessario rispondere
Ab si concentra innanzitutto sul presunto allungamento della stagione nelle aziende agrituristico-venatorie: è «una lettura distorta», si legge nella nota, quella di chi sostiene che la riforma voglia «prolungare indiscriminatamente la caccia», visto che in queste strutture ci si orienta su «esemplari allevati o reintrodotti», scenario differente «dal prelievo della fauna selvatica stanziale o migratoria». La sovrapposizione tra i due piani denota «un errore tecnico, che palesa una scarsa conoscenza del modello gestionale italiano».
In parallelo, Ab ritiene inaccettabili le critiche al presunto indebolimento del parere dell’Ispra, che già nell’attuale formulazione normativa è obbligatorio ma non vincolante, e alla liberalizzazione dei visori termici: mentre l’Italia deve confrontarsi «con la proliferazione [degli ungulati], che causano milioni di euro di danni all’agricoltura e mettono a rischio la sicurezza stradale», l’Europa contesta modifiche che consentirebbero di usare strumenti selettivi.
In questo scenario Ab si mette a disposizione del governo Meloni per «redigere una risposta tecnica puntuale, che smonti le inesattezze» contenute nella lettera, fornire «dati certi» sulla gestione della fauna e sul funzionamento delle aziende venatorie, «difendere il diritto dell’Italia di modernizzare» la legislazione «senza subire condizionamenti ideologici».
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