Arcicaccia: «Ridicole» le reazioni alla possibile incostituzionalità del comitato faunistico-venatorio

Arcicaccia «Ridicole» le reazioni alla possibile incostituzionalità del comitato faunistico-venatorio - cacciatore di spalle con gilet arancione alta visibilità
© Robyn B / shutterstock

L’Arcicaccia commenta le reazioni pubbliche alla notizia che il Consiglio di Stato ha invitato la Consulta a valutare la possibile incostituzionalità della normativa che disciplina il ripristino del comitato faunistico-venatorio nazionale.

Dal comitato faunistico-venatorio nazionale l’Arcicaccia si ritiene esclusa «per motivi politici»: definire un rischio, come ha fatto Ab, il ricorso che ha portato il Consiglio di Stato a inviare gli atti alla Consulta, perché ne valuti la possibile incostituzionalità, significa «ritenere pericolosa la rappresentanza democratica nella vita pubblica del paese».

Così si legge in una nota comparsa sul sito ufficiale, nella quale si bollano le reazioni pubbliche agli sviluppi della vicenda come «scomposte e ridicole». L’Arcicaccia, infatti, dice di essersi battuta da tempo per la ricostituzione dell’organismo, perché «convinta della sua utilità», e perché pensava che anche da lì potesse partire una proposta – «forte e condivisa, non la robetta di cui si discute oggi» – di riforma della 157/92.

Alle altre associazioni venatorie l’Arcicaccia dice che «crede così tanto nell’utilità del comitato da volerne far parte, come prevede la legge»: si tratta di una battaglia analoga a quella condotta in tanti territori, talvolta anche al fianco della Libera Caccia, per la rappresentanza nei comitati di gestione degli Atc.

L’Arcicaccia inoltre invita animalisti e ambientalisti a non intestarsi gli sviluppi di questa vicenda, tanto più che nella conferenza stampa con cui hanno consegnato ai parlamentari le petizioni contro la riforma del centrodestra costoro «hanno chiaramente dimostrato che il loro obiettivo non è la difesa della legge, ma la chiusura definitiva della caccia».

L’Arcicaccia dice di attendere con serenità la pronuncia della Corte costituzionale: «non smetteremo» si chiude la nota «di [difendere] le nostre idee sulla caccia sociale, che in pubblico tutti condividono e in privato tutti lavorano per distruggere».

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