L’Università di Pisa critica sul ddl caccia

L’Università di Pisa critica sul ddl caccia - due cinghiali in zona umida
© Alessandro Zocc / shutterstock

La Commissione per lo sviluppo sostenibile dell’Università di Pisa prende una posizione critica sul ddl che riforma la legge sulla caccia.

Contro il ddl Malan si sta saldando l’opposizione trasversale di larghi settori della società civile: negli scorsi giorni ha preso posizione la Commissione per lo sviluppo sostenibile dell’Università di Pisa, secondo la quale non si possono affrontare problemi reali con «soluzioni semplicistiche», tanto più che «aumentare tempi, spazi e occasioni di caccia non significa automaticamente gestire meglio la fauna»; anzi, in alcuni casi e senza l’accompagnamento di monitoraggi accurati e di «una pianificazione fondata su criteri scientifici» si rischiano di produrre «risultati limitati o difficili da valutare».

Nell’editoriale a doppia firma Valentina Serra e Daniela Ciccarelli criticano anche l’inclusione delle aree «naturali, demaniali e costiere» nella parte di territorio soggetta a pianificazione: «spiagge, dune, zone umide e boschi litoranei» non sono spazi vuoti, ma «ospitano specie animali e vegetali spesso molto sensibili al disturbo»; e, al di là dell’impatto del prelievo, «il calpestio continuo può compromettere equilibri delicati, spesso già messi sotto pressione da turismo, urbanizzazione e crisi climatica».

Infine, «desta preoccupazione il ridimensionamento del ruolo dell’Ispra»: una politica moderna, si legge, deve tenere di conto «gli organismi tecnico-scientifici indipendenti» e puntare su «monitoraggio, prevenzione dei conflitti, protezione degli habitat, ripristino ecologico, educazione ambientale».

La sintesi è ben evidente nel paragrafo finale: «la biodiversità non si tutela aumentando la pressione venatoria», ma con «conoscenza, responsabilità e scelte fondate sulla scienza». Nell’epoca in cui «gli ecosistemi [devono già affrontare] pressioni crescenti, il principio di precauzione non è un ostacolo: è una forma di buon governo del territorio e del futuro».

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