Giovanni Filippini, commissario straordinario alla peste suina africana, ha firmato l’ordinanza 4/26.
Per i cacciatori cambia poco: in più parti l’ordinanza 4/26 firmata nelle scorse ore da Giovanni Filippini, il cui mandato come commissario straordinario alla peste suina africana il governo ha rinnovato, prolunga gli effetti di quelle precedenti.
Qualche novità però c’è: oltre a rafforzare gli aspetti organizzativi e il coordinamento tra la struttura commissariale e le Regioni, l’ordinanza apre a possibili deroghe – l’obiettivo è il rilascio di brevetti Enci o la preparazione al controllo del cinghiale – per l’utilizzo delle aree di addestramento cani nelle zone di restrizione.
In aggiunta, Filippini specifica che nelle zone Cev, o di controllo dell’espansione virale, per «valutare l’avanzamento dell’ondata epidemica» la sorveglianza passiva passa «in via prioritaria» dalla ricerca attiva delle carcasse con «personale volontario, gruppi dedicati, ditte specializzate, binomi cani-conduttori».
Per il resto, nelle zone Cev resta in vigore il divieto di caccia al cinghiale e di controllo in forma collettiva, anche se quattro mesi senza infezioni consentono l’impiego del cane limiere insieme a sei operatori; restano possibili, come nelle zone di restrizione II e III, tutte le altre forme di caccia (mute di più di tre cani però soltanto per volpe e lepre).
Nella zona di restrizione I, quella più esterna, resta intatta la necessità di ottenere una deroga per cacciare il cinghiale.
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