Adottato il piano faunistico-venatorio della Toscana

Adottato il piano faunistico-venatorio della Toscana - capriolo
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La giunta che governa la Toscana ha adottato il piano faunistico-venatorio regionale, criticatissimo dalla Federcaccia.

Al centro delle 217 pagine di cui si compone l’atto, atteso da un nuovo passaggio in consiglio, ci sono «la suddivisione [del territorio] in comprensori omogenei», la definizione «attenta delle aree vocate e non vocate alla presenza degli ungulati, la localizzazione e l’estensione degli istituti faunistici e degli appostamenti fissi»: così in conferenza stampa Eugenio Giani, presidente della Toscana, commenta l’adozione del piano faunistico-venatorio regionale nell’ultima riunione di giunta.

Nella nota d’accompagnamento si legge che il piano individua, all’interno dei comprensori, «zone di protezione e oasi lungo le rotte migratorie», insieme a «zone di ripopolamento e cattura, zone di rispetto venatorio, centri pubblici e privati di riproduzione della fauna, aree d’addestramento cani, aree protette». Secondo la giunta il piano «valorizza il ruolo del volontariato territoriale» e potenzia «gli investimenti nei servizi informatici e nella formazione, in particolare per la sicurezza».

È una lettura non condivisa dalla Federcaccia Toscana, che contesta «profonde criticità, lacune e strumentalizzazioni, fortemente condizionate da visioni animaliste e ambientaliste radicali oltre che da evidenti tendenze privatistiche contrarie alla caccia sociale».

Per la Federcaccia Toscana, che è pronta a mobilitarsi «per contrastare e correggere questa proposta» e che si augura che, «nella propria autonomia», il consiglio regionale si renda protagonista di «una revisione profonda non condizionata da visioni fondamentaliste», la giunta ha optato per un cambio di paradigma, che ha portato «a far venir meno gli elementi virtuosi» emersi nella lunga fase di confronto tra la politica e la società civile.

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