Per il Partito democratico gli emendamenti «aggravano» riforma «orrenda e pericolosa»

Per il Partito democratico gli emendamenti «aggravano» riforma «orrenda e pericolosa» - oca selvatica (Anser anser)
© Rudy Ernst / shutterstock

Il Partito democratico contesta i dodici emendamenti approvati dalle commissioni Agricoltura e Ambiente nell’ultima seduta dedicata alla riforma della legge sulla caccia.

Su un paio di emendamenti approvati dalle commissioni Ambiente e Agricoltura, che stanno concludendo il primo esame della riforma della legge sulla caccia, la contesa politica s’è già infiammata: il Partito democratico contesta innanzitutto l’ampliamento dell’elenco delle specie cacciabili, in cui entrano oca selvatica, piccione e stambecco, e l’inserimento del demanio marittimo nella parte di territorio soggetta a programmazione faunistico-venatoria («la caccia in spiaggia!», anche se in realtà così non è e non sarà).

Per il Partito democratico queste modifiche «aggravano» ancora «la portata» di una riforma già di per sé «orrenda e pericolosa», che porta con sé il rischio di una nuova procedura d’infrazione europea se il parlamento non deciderà di «fermare lo scempio della 157/92».

Al governo il Pd chiede innanzitutto «una ricognizione scientifica» della situazione attuale e dell’applicazione della legge; le deputate Eleonora Evi e Patrizia Prestipino segnalano che, se la riforma andrà avanti, sorgeranno rischi per «la natura, la biodiversità, la salute e l’ambiente», sacrificati «all’egoismo delle corporazioni armiere venatorie (sic) e di certa politica accondiscendente».

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