Enpa, Lac, Lav, Legambiente, Lipu e Wwf sono venuti in possesso di una lettera che lo scorso dicembre la Commissione europea ha inviato al governo Meloni criticando la riforma della legge sulla caccia.
Sull’opinione pubblica e dunque sulla vita parlamentare – alle elezioni politiche manca meno di un anno e mezzo, di fatto la campagna elettorale inizierà non appena scavallata l’estate – la rivelazione rischia di avere un effetto dirompente: Enpa, Lac, Lav, Legambiente, Lipu e Wwf sono venuti in possesso di una lettera che lo scorso dicembre la Commissione europea ha inviato al governo Meloni criticando la riforma della legge sulla caccia al momento all’esame del Senato.
Il documento, si legge nella nota, «evidenzia gravi violazioni delle direttive Uccelli e Habitat» rintracciate «nell’ossatura stessa del ddl»: la Commissione europea contesta l’estensione della stagione venatoria, l’indebolimento del parere dell’Ispra, la liberalizzazione dei visori notturni, i minori vincoli all’impiego dei richiami vivi.
«Siamo davanti a un comportamento gravissimo» commentano le sei associazioni, che chiamano in causa il governo anche se il provvedimento ha natura parlamentare. «Non è usuale che la Commissione europea sia intervenuta prima ancora che la legge sia entrata in vigore»: ciò «conferma la pericolosità di quanto contenuto nel ddl», un atto «irresponsabile, che antepone gli interessi elettorali alla tutela dei beni comuni ed espone l’Italia a nuove procedure d’infrazione».
Enpa, Lac, Lav, Legambiente, Lipu e Wwf chiedono al centrodestra «lo stop immediato» della discussione, per evitare che il parlamento «approvi una legge palesemente illegittima e dannosa».
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