Le commissioni Agricoltura e Ambiente del Senato hanno accantonato l’emendamento sull’impiego delle munizioni in piombo nelle zone umide.
Come sugli altri argomenti introdotti dai relatori – le deroghe allo storno, la composizione del comitato tecnico, la qualifica delle aziende faunistico-venatorie con scopo di lucro – sarà necessario tornare anche sulle munizioni in piombo, per l’impiego delle quali nelle zone umide si profilano restrizioni in linea con la normativa europea: nel corso dell’ultima seduta nella quale le commissioni Agricoltura e Ambiente del Senato hanno esaminato la riforma della legge sulla caccia, infatti, il governo – lo rappresentava il sottosegretario Patrizio La Pietra, di Fratelli d’Italia – ha chiesto di accantonare l’emendamento, ossia di metterlo da parte per riprenderlo nel seguito della trattazione.
Anche se non sorprendente, è la notizia più interessante uscita dall’unica riunione settimanale dedicata alla caccia: per il resto, i cento minuti lungo i quali si è sviluppata la discussione sono serviti a respingere tutti gli emendamenti – perlomeno tutti quelli non ritirati, non dichiarati improponibili e non accantonati – agli articoli 13, 14, 15 e 16. Sono diciotto quelli dei quali si compone il testo depositato la scorsa estate da coloro che allora – nel frattempo Maurizio Gasparri ha lasciato a Stefania Craxi la presidenza di Forza Italia – guidavano i gruppi del centrodestra al Senato.
Nella prossima seduta, che è verosimile che si terrà nel giro di una settimana, si arriverà alla fine del primo giro; poi sarà inevitabile tornare sugli emendamenti accantonati: allora si capirà che posizione intende assumere il governo Meloni, in queste ore impegnato a non far scadere il decreto sicurezza (ritoccate verso il basso le restrizioni al porto di coltelli), sul ddl che converte il quale la Camera dovrà votare la fiducia.
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