La Camera approverà il ddl che converte il decreto sicurezza nella versione identica a quella uscita dal Senato dopo gli emendamenti sul porto di coltelli pieghevoli: sul provvedimento il governo Meloni ha chiesto la fiducia.
È necessario chiudere alla svelta – non si può andare oltre venerdì, pena la decadenza – e dunque evitare ogni possibile modifica, anche quella degli aspetti più controversi e sui quali si sa che ci sarà bisogno di tornare, che renderebbe obbligatoria un’altra lettura del Senato: pertanto il governo Meloni ha deciso di chiedere la fiducia sul ddl col quale il voto finale della Camera convertirà in legge il decreto sicurezza.
Alle 16.15 inizieranno le dichiarazioni di voto, alle quali seguirà (ore 18) l’appello nominale. La procedura prevede che i deputati passino sotto il banco della presidenza e si dichiarino favorevoli o contrari: è scontato l’esito, il governo Meloni gode di una maggioranza ampia. Dal comunicato si apprende che, come dispone il regolamento, al voto di fiducia seguirà l’esame del decreto, «anche nella parte notturna della seduta», nelle giornate di giovedì e di venerdì.
Si voterà il testo nella formulazione modificata dal Senato, che ha esteso il motivo giustificato per il porto di coltelli anche ai pieghevoli con lama pari o superiore a cinque centimetri, a un taglio e a punta acuta, muniti di meccanismo di blocco (non però a scatto, ancora vietati come quelli camuffati, occultati in altri oggetti o a farfalla) oppure apribili con una sola mano; non cambia quanto stabilito dal governo sui coltelli a lama fissa, il porto dei quali è necessario giustificare dagli otto centimetri in su.
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