I relatori della riforma della legge sulla caccia hanno formulato un emendamento che allinea la normativa nazionale «ai principi e agli obblighi» del regolamento europeo Reach, che da più di tre anni vieta l’impiego delle munizioni in piombo in tutte le zone umide.
Se l’emendamento dei relatori troverà spazio nella riforma organica della legge sulla caccia al momento all’esame del Senato (scenario probabile, considerata la matrice affine: viene tutto dal centrodestra), la normativa italiana si uniformerà al regolamento europeo sul piombo, che dal gennaio 2021, con decorrenza febbraio 2023, nell’allegato XVII contiene una serie di restrizioni all’impiego delle munizioni che ne contengono più dell’1%.
Secondo la normativa europea il divieto, di porto e di utilizzo, deve scattare all’interno e in prossimità – il raggio si estende per 100 metri – di tutte le zone umide, definite come «superfici di paludi, pantani e torbiere o distese d’acqua naturali o artificiali, permanenti o temporanee, nelle quali l’acqua è stagnante o corrente, dolce, salmastra o salata», e «distese d’acqua marina la cui profondità non supera i sei metri durante la bassa marea».
In caso di controllo, tocca al cacciatore dimostrare che il porto – inteso anche come trasporto – delle munizioni in piombo in una zona umida non è funzionale all’impiego dove non si può: il regolamento, se n’è discusso per anni, prevede che «una persona colta nell’atto di portare con sé munizioni [in piombo] all’interno di una zona umida, che [ci] si sta recando o che [ne] rientra» si debba considerare come se stesse sparando.
Una legislatura tormentata
Nel corso della legislatura il centrodestra ha cercato di sterilizzare gli effetti del regolamento europeo, che a differenza delle direttive si applica in forma automatica, prima con una circolare interministeriale giudicata inefficace dal Tar del Lazio, poi con un emendamento al ddl di conversione del decreto Asset, che ha modificato la legge sulla caccia e ha circoscritto il divieto a zone Ramsar, Siti d’interesse comunitario, Zps, riserve naturali e zone di protezione.
È evidente che, ancora aperta la procedura d’infrazione contro l’Italia, si sta considerando lo scenario non più sostenibile, o quantomeno l’argomento non pesante a sufficienza perché perduri il contrasto con le Commissione europea.
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