Per il Pd il bracconaggio impone di fermare la riforma della legge sulla caccia

Per il Pd il bracconaggio impone di fermare la riforma della legge sulla caccia - due lupi nel Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise
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Il Partito democratico ritiene che gli atti di bracconaggio ai danni del lupo impediscano di procedere alla riforma della legge sulla caccia promossa dal centrodestra.

La reiterazione e le modalità non consentono di liquidare come isolati gli atti «di brutale bracconaggio» ai danni del lupo nel Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e in Toscana: per il Partito democratico, che affida la propria posizione a una nota firmata da Annalisa Corrado (è la responsabile di tutte le tematiche ambientali, dalla conversione ecologica al clima e alla green economy), sullo scenario incidono in negativo sia il declassamento della specie, scelta che «ha contribuito ad aumentare il clima d’odio» e «finge che non ci siano strumenti per gestire le criticità puntuali», sia la riforma della legge sulla caccia promossa dal centrodestra e al momento all’esame del Senato.

Le notizie degli ultimi giorni, ritiene il Pd, impongono di fermare la discussione di un provvedimento che «liberalizza la caccia selvaggia e si piega sia alla volontà dei produttori d’armi e di munizioni sia all’estremismo venatorio, che non ha riscontro neppure nelle politiche delle organizzazioni dei cacciatori europei».

Per il Pd la legge 157/92 è «frutto di un compromesso equilibrato»: il cambiamento deve passare da «un confronto ampio e plurale», alla base del quale bisogna porre il report sullo stato d’attuazione, sul quale da anni i governi – anche di centrosinistra, in realtà – latitano.

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