Si riaccende la discussione intorno al ddl caccia, che per l’Enpa aumenta i rischi per le persone, i cani e i gatti.
La notizia che entro fine mese la Camera inizierà a esaminare il ddl caccia ha riacceso il confronto, che s’era assopito mentre la discussione ristagnava in commissione Agricoltura: nelle scorse ore l’Enpa è tornato a contestare i principi della riforma («inaccettabile sul piano etico, scientifico, giuridico e della sicurezza») sostenendo che l’eventuale approvazione «esporrà cani e gatti a pericoli maggiori», quelli che il Movimento 5 Stelle ha segnalato «per asini e mucche».
Per l’Enpa «la possibilità di estendere la caccia a nuovi territori, comprese le foreste demaniali, e di prolungare la stagione potrebbe aumentare il rischio di quelli che troppo spesso si definiscono incidenti, ma che possono costare la vita agli animali e mettere in pericolo anche le persone»; segue l’elenco di «episodi recenti» – da Fermo a Olbia – che hanno visto cani «uccisi da colpi d’arma da fuoco». Eppure, «di fronte a episodi di questo tipo», la maggioranza «continua a sostenere [una riforma] che rischia di ampliare le occasioni di pericolo».
In parallelo, l’Enpa replica le argomentazioni, già sentite, sulla possibile violazione della normativa comunitaria, sul disinteresse nei confronti della scienza, sull’attacco «alla tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi»; più interessante è l’appello ai deputati («valutino [con attenzione] le conseguenze del provvedimento») e soprattutto ai sindaci, «affinché utilizzino, nell’ambito delle proprie competenze e [con] gli strumenti previsti dalla legge, ogni possibilità di intervento per prevenire situazioni di pericolo legate alla caccia, soprattutto nelle aree frequentate da cittadini, famiglie e animali domestici».
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