Arcicaccia: sulle munizioni in piombo «conclusione nefasta» ma «prevedibile»

Arcicaccia sulle munizioni in piombo «conclusione nefasta» ma «prevedibile» - chiusura munizione spezzata da caccia
© glebantiy / shutterstock

Segnalando le difficoltà nell’impiego delle alternative, l’Arcicaccia contesta la scelta d’introdurre, tra sette anni, il divieto di usare munizioni spezzate in piombo.

Al di fuori delle zone umide, per l’Arcicaccia il divieto di usare munizioni spezzate in piombo è «inutile, sproporzionato e destinato a mettere in crisi la caccia alla piccola migratoria»; eppure, per quanto «nefasta», la decisione delle istituzioni europee, che entrerà in vigore tra sette anni, «era assolutamente prevedibile».

Dopo aver rimarcato che nell’inquinamento da piombo «il ruolo della caccia è infinitesimale», al parlamento e alla Commissione europea l’Arcicaccia chiede – sa che sarà difficile avere risposta – se ritengono democratico imporre divieti «senza curarsi delle alternative».

Il vero problema, infatti, si radica nelle caratteristiche dei materiali che dovranno sostituire il piombo: se ne ricavano munizioni «dalle scarse prestazioni e dai costi elevati», e pochissime («l’offerta [è] inconsistente») per i calibri minori e «la piccola migratoria».

A Pietro Fiocchi, europarlamentare di Fratelli d’Italia, che ha combattuto – opposizione vana – l’introduzione del divieto l’Arcicaccia risponde ricordandogli che sono altre, non lei, le associazioni che aderiscono alla Face («di sicuro non [abbiamo] dato assenso alla sua azione», che di fatto ha facilitato un compromesso) e chiedendogli, «visto il nome che porta, a che punto siamo sul fronte delle alternative»: la domanda «si estende a tutti i produttori» italiani di munizioni.

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