Nell’interrogazione che Eleonora Evi e Patrizia Prestipino, deputate del Partito democratico, rivolgono al governo Meloni torna la richiesta di obbligare i cacciatori a esibire un codice identificativo unico.
Non c’è bisogno di controllare il calendario per capire che le elezioni politiche s’avvicinano, e che la campagna elettorale è già iniziata: è il periodo delle proposte che scatenano una risposta emotiva, quella cui è chiaro che puntano Eleonora Evi e Patrizia Prestipino, deputate del Partito democratico, che nell’ultima interrogazione rivolta ai ministri d’Interno, Agricoltura, Ambiente e Salute chiedono – è un’idea che ogni tanto riaffiora in superficie – di obbligare i cacciatori a esibire un codice identificativo univoco sull’abbigliamento ad alta visibilità.
Lo si apprende dalla nota che dà conto dell’interrogazione, formulata sulla base di ciò che ha raccontato il sondaggio commissionato dalla Fondazione Capellino a Ipsos Doxa (Ab, una delle associazioni che rappresentano gli istituti privati, ha contestato in profondità sia il metodo, sia i risultati): per Evi e Prestipino le regole del 1992 sono «del tutto obsolete» di fronte «alla diffusione di armi moderne ad alta gittata e all’aumento delle battute al cinghiale», che «mettono a rischio costante cittadini e residenti».
Una serie di proposte controverse
Per «aumentare la sicurezza nelle aree rurali» il Pd chiede interventi immediati, già a partire dalla legge di bilancio 2027: all’introduzione del codice identificativo si aggiungono l’aumento della distanza in cui è in vigore il divieto di caccia in prossimità di case e strade «e armi scariche a 100 metri», l’obbligo di far indossare ai cani corpetti protettivi, l’introduzione degli etilometri nella dotazione dei carabinieri forestali, il finanziamento di operazioni di monitoraggio con droni e videocamere, l’addebito diretto alle compagnie assicuratrici in caso di spese sanitarie e di degenza per i feriti.
Per Evi e Prestipino il governo Meloni «non può continuare a ignorare l’appello schiacciante della maggioranza degli italiani solo per compiacere le frange più estremiste del mondo venatorio».
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