Quali sono i poteri del sindaco sul divieto di caccia? La sentenza del Tar

Quali sono i poteri del sindaco sul divieto di caccia La sentenza del Tar - fascia tricolore del sindaco
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La sentenza 1660/26 del Tar della Campania s’incentra sui poteri esercitabili da un sindaco che in una parte del territorio comunale di competenza vuole imporre il divieto di caccia.

Più che per gli effetti pratici (coinvolta c’è una zona ridotta in provincia d’Avellino, e il periodo sotto esame s’è concluso da quasi due anni), la sentenza 1660/26 con cui il Tar della Campania ha accolto il ricorso della Federcaccia contro l’ordinanza con cui il sindaco di Mugnano del Cardinale aveva imposto il divieto di caccia in braccata in parte del territorio comunale, «a tutela della pubblica incolumità», è interessante sul piano filosofico.

Il Tar segnala che la 157/92 e le normative regionali «disciplinano ampiamente» la materia, ragione per cui in astratto «non residua alcuno spazio per l’adozione di ordinanze sindacali, che presuppongono una situazione connotata da imprevedibilità, contingibilità e urgenza» non fronteggiabile «con misure e strumenti tipici».

Dunque non è sufficiente «un riferimento generico alle denunce dei cittadini» sul modo in cui «si pratica la caccia durante la stagione venatoria»: ci sarebbe stato quantomeno bisogno d’indicare «episodi effettivamente accaduti in grado di supportare l’ipotesi [che esista] un pericolo grave ed effettivo, diverso da quello inevitabilmente insito nell’attività e non fronteggiabile per mezzo degli strumenti [canonici] predisposti dall’ordinamento».

In ogni caso, segnala il Tar, prima di emanare l’ordinanza il sindaco si deve «tempestivamente e diligentemente» attivare per sollecitare la Regione e chiederle di esercitare i poteri ordinari.

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