Christian Maffei, presidente nazionale dell’Arcicaccia, si dice amareggiato per l’emendamento col quale la maggioranza intende neutralizzare la prossima pronuncia della Corte costituzionale sulla composizione del comitato faunistico-venatorio.
«Ci ritroviamo esclusi in maniera ingiusta», un tribunale «investe della questione la Corte costituzionale» e «la maggioranza corre ai ripari cambiando la legge per rendere nullo l’intervento: mi sembra che la scorrettezza istituzionale sia evidente»: al telefono con Caccia Magazine, che l’ha contattato per chiedergli di commentare l’emendamento con cui la maggioranza vuole rendere solida la nuova composizione del comitato faunistico-venatorio nazionale (solo tre, e non tutte, le associazioni di cacciatori rappresentate, peraltro le più consistenti sul piano numerico), Christian Maffei, presidente nazionale dell’Arcicaccia, non nasconde amarezza e delusione.
L’Arcicaccia non vuole distruggere il comitato o ostacolarne i lavori: «Ne chiedevamo la ricostituzione, ci crediamo così tanto che volevamo farne parte, e di farne parte riteniamo di avere il diritto».
La volontà politica del centrodestra è chiara, la tempistica però non scontata: «Vediamo» nota Maffei «se arriverà prima la sentenza della Corte costituzionale o l’approvazione della legge», che è ancora all’inizio del percorso parlamentare.
A margine, Maffei segnala «il fastidio» che gli provoca l’atteggiamento degli ambientalisti, che hanno chiesto la sospensione dei lavori del comitato faunistico-venatorio «come se la battaglia l’avessero fatta loro» e che «vogliono impadronirsene usandola contro la caccia», in difesa della quale invece l’Arcicaccia – «è un’associazione di cacciatori» – intende sempre muoversi.
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