Per Maurizio Zipponi l’edizione 2026 di Eos, la prima a Parma, ha consentito al mondo della caccia di parlare ad altri settori della società civile.
A occhio la platea si divide a metà, «cinque persone su dieci non sono cacciatori, ma curiosi»: sulla base di questo dato Maurizio Zipponi, presidente della Fondazione Una, considera vinta la scommessa di Parma, sede nuova di Eos per l’edizione 2026 (si attendono a breve i dati definitivi sulle presenze; nel frattempo avete visto i video di Caccia Magazine sui prodotti presentati nel corso della fiera?), e «sfondato il muro d’incomunicabilità» tra la caccia e il resto della società civile, ben rappresentato dal numero crescente «di donne e giovani».
Per Zipponi, che pensa già all’edizione 2027, Parma può diventare «il primo centro europeo» nel quale far dialogare con costanza la caccia e i mondi che le stanno vicini, a partire dall’agricoltura: «l’alleanza con Coldiretti» nota «è ormai strategica», non più un semplice incontro occasionale.
Dove si caccia – peraltro un numero limitato di specie, e per un tempo ridotto – ci si prende cura del territorio, del quale si evita l’abbandono, per tutto l’anno: «Siamo usciti dall’angolo» chiude Zipponi; «la caccia non è più solo un’attività antica consegnata ai ricordi, ma salvaguardia moderna e presidio ambientale».
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