Per l’Eps, la storica associazione venatoria che rappresenta e tutela gli istituti faunistici privati, la riforma delle aziende faunistico-venatorie non è del tutto risolutiva.
Non è una riforma definitiva, tanto più per com’è formulata: per l’Eps, che «da oltre un decennio» lavora per sensibilizzare i diversi governi e le diverse maggioranze «a prevedere una normativa tecnico-fiscale più adatta alle esigenze attuali», il comma con cui la legge di bilancio 2026 ha abolito il divieto di lucro per le aziende faunistico-venatorie «risolve solo in parte il vuoto giuridico e fiscale sofferto dai concessionari».
Per l’Eps non è chiaro se l’impresa svolta dalle afv è concepibile come impresa agricola: l’articolo 2135 del codice civile, infatti, «non contempla la gestione faunistico-venatoria tra le attività che qualificano l’imprenditore agricolo».
L’Eps assicura che informerà i concessionari non appena riceverà informazioni in merito, e si dice disponibile a offrire «un servizio di supporto» al processo d’adeguamento dei regolamenti regionali.
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