Nel video tutorial registrato per la Caccia Magazine Academy Marco Caimi presenta le caratteristiche delle cartucce slug per la caccia al cinghiale.
Per la caccia al cinghiale, soprattutto nelle zone boscate dell’Italia centrale, dove si spara a distanza ravvicinata (pochi metri, massimo poche decine di metri), la soluzione più tradizionale resta il fucile a canna liscia calibro 12, sia semiautomatico sia basculante, caricato con cartucce slug, ossia a palla singola: Marco Caimi ne presenta le caratteristiche principali nell’ultimo video tutorial registrato per la Caccia Magazine Academy e pubblicato sul canale YouTube di Caccia Magazine.
La storia inizia con la palla maremmana, sparata nei fucili a canna liscia usati per la caccia ai volatili, dunque con canne molto lunghe e strozzature accentuate. C’era un problema evidente: era necessario impiegare una palla sottocalibrata (quella a pieno diametro poteva provocare sovrapressioni) e sferica, poco precisa già alla media distanza e a rischio rimbalzi pericolosi contro il terreno o i tronchi degli alberi.
Lungo tutto il Novecento
Nel 1898 la soluzione la trovò Wilhelm Brenneke ideando la palla omonima – la più famosa slug: negli anni i due termini sono diventati quasi sinonimi – che creò avvitando a un proiettile cilindrico cavo, con puntalino semisferico in acciaio, una borra in fibra, destinata a lavorare come l’impennaggio di una freccia, e dunque ad aumentare la stabilizzazione in assenza di rigatura.
La parte radiale della palla si caratterizza per una serie di risalti, una sorta di costolatura, dalla funzione duplice: l’andamento elicoidale imprime un minimo effetto giroscopico al proiettile; e la capacità di compressione consente l’impiego anche di strozzature full. Nel corso dei decenni l’evoluzione di questo progetto ha portato a diverse versioni, in particolare a quelle con borra in plastica a incastro.
In America s’è diffusa una soluzione alternativa, la cosiddetta palla foster (28 grammi, un’oncia nel sistema imperiale), cava nella parte interna, con forma a campana, un piccolo foro apicale e raggiatura in tutta la circonferenza: la combinazione con la couvette o la borra bior o in fibra potenzia il ruolo di tenuta dei gas e consente di utilizzare tutta l’energia sviluppata.
Se si impiegano fucili a canna raggiata, con una rigatura simile a quella delle carabine, conviene una munizione classica cilindro-ogivale in piombo blindato, spesso inserita in un sabot in plastica: una soluzione di questo tipo, non stabilizzata, non va bene per le canne lisce.
Anche senza piombo
Le alternative senza piombo, dunque in acciaio o in stagno, sono utilizzabili in tutti i fucili, senza che sia necessaria la prova steel shot: non c’è particolare frizione con la canna, il proiettile è leggermente sottodimensionato, tenuta la fa la borra in plastica.
Nel calibro 12 s’impiegano cariche tra i 28 e i 36 grammi per le cartucce con bossolo di 70 millimetri, oltre i 40 con bossolo magnum di 76 millimetri. Fondamentali sono la velocità della palla, che alla volata deve assestarsi intorno ai 500 m/s, e le pressioni d’esercizio: quasi tutte le cartucce slug da caccia sono del tipo Hp (pressione massima di 1.050 bar), che dunque richiedono la prova superiore del Bnp.
Infine, molto ci dice il disegno del proiettile: la punta preannuncia maggior penetrazione, e dunque efficacia su cinghiali di maggior mole; la punta cava invece all’impatto si deforma in maniera massiccia.
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