Il governo risponde sul prelievo del lupo

Il governo risponde sul prelievo del lupo
© Rudmer Zwerver / shutterstock

Rispondendo a cinque distinte interrogazioni presentate alla Camera dai gruppi di maggioranza e d’opposizione, il sottosegretario Claudio Barbaro ha espresso la posizione del governo sul prelievo del lupo dopo il declassamento.

Una volta che avrà analizzato i dati che emergeranno dal nuovo monitoraggio condotto dall’Ispra, il governo Meloni sarà disponibile a rivedere il tasso massimo di prelievo del lupo, specie non più strettamente protetta: bisogna arrivare fino all’ultimo rigo per incrociare il passaggio più interessante della risposta di Claudio Barbaro, sottosegretario all’Ambiente, alle cinque interrogazioni presentate dai deputati Maria Cristina Caretta (Fratelli d’Italia) Giandiego Gatta (Forza Italia), Francesco Bruzzone (Lega), Antonella Forattini (Partito democratico) e Manfred Schullian (Svp) in commissione Agricoltura.

Una ricerca dell’Università di Torino e dell’Ispra per il 2023/24 stima in 1.124 i lupi presenti sulle Alpi (tra 980 e 1.316 l’intervallo d’incertezza), 202 più del 2020/21, con un tasso medio d’accrescimento annuo pari al 6%, ed evidenzia «una marcata eterogeneità spaziale […] della crescita: la porzione occidentale della popolazione mostra un incremento più contenuto, mentre quella orientale presenta [valori] più elevati, coerenti con una fase d’espansione ancora in atto». Resta necessario poter contare su un’indagine su scala nazionale.

In parallelo, il governo ritiene necessario «uno sforzo di campionamento» che renda possibile una prima stima della percentuale d’ibridazione, «uno dei fattori che più incidono sulla conservazione della specie».

Per il ministero dell’Ambiente, infine, è opportuno «confermare l’emanazione del decreto» predisposto, così da poter «avviare le opportune iniziative per il contenimento del lupo»: il confronto con la Conferenza delle Regioni al momento non s’è concluso, perché diverse amministrazioni, fa sapere Barbaro, hanno chiesto di poter contare su un piano nazionale di gestione, che non risulta più obbligatorio e che però il governo è disponibile ad adottare.

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