Gestione del lupo, apertura a livello europeo

Gestione del lupo, apertura a livello europeo
© Andrea Dal Pian
Gestione del lupo, apertura a livello europeo
© Andrea Dal Pian

Nel parere richiesto dalla Finlandia, l’avvocato generale della Corte di giustizia dell’Unione europea apre alla gestione del lupo nel rispetto della Direttiva habitat.

La gestione del lupo, e quindi l’eventuale caccia al lupo, non deve essere tabù. Così come, a cascata, non deve esserla quella di tutti i grandi carnivori. Non è solo un’opinione. È un parere. Pesante, perché in calce porta la firma di Henrik Saugmandsgaard Øe. Chiamarlo per nome forse dice poco, ma il titolo chiarisce le idee: è l’avvocato generale della Corte di giustizia dell’Unione europea. In virtù del suo ruolo, esprime pareri non vincolanti, ma solitamente fatti propri dalla Corte nelle sue pronunce.

Gestione del lupo: il parere dell’avvocato generale della Corte di giustizia dell’Unione europea

È stata la Corte amministrativa suprema della Finlandia a chiedere un parere specifico. E nella risposta dell’avvocato generale si legge che una deroga sulla caccia al lupo non è escludibile a priori. A patto che rispetti criteri stringenti, quali il prelievo limitato e selettivo, e persegua obiettivi specifici. Come quelli proposti dalla Finlandia: ridurre il bracconaggio, diminuire il numero di attacchi ai cani, aumentare la sicurezza percepita delle persone che vivono in area abitate da lupi. Bisogna inoltre che la deroga sia l’unica strada per la loro realizzazione.

Il senso però è chiaro: se non si compromette lo stato di conservazione della specie, si può concedere maggior flessibilità nella gestione del lupo. Perché l’Unione europea funzioni è necessario infatti tener conto delle diverse esigenze economiche, sociali e culturali e delle particolarità locali.

Il parere ha trovato il plauso di Face. Il presidente Torbjörn Larsson ritiene che, sulla medesima base, la deroga possa essere estesa anche ad altri carnivori come lupo e lince. Un approccio flessibile e pragmatico, afferma Larsson, può essere sostenibile a livello sia biologico sia sociale.

La pronuncia finale della Corte di giustizia dell’Unione europea è attesa nella seconda metà del 2019.