Fidc sulle munizioni in piombo: si rischiava «proposta ancora più penalizzante»

Fidc sulle munizioni in piombo si rischiava «proposta ancora più penalizzante»
© Eliot90 / shutterstock

La Federcaccia commenta la decisione con cui l’Unione europea ha stabilito che tra sette anni entrerà in vigore il divieto di usare munizioni spezzate.

I numeri con cui il parlamento europeo ha respinto l’obiezione di Pietro Fiocchi «testimoniano la difficoltà di ottenere un esito diverso»: la Federcaccia si schiera sulla linea della Face, la confederazione delle associazioni internazionali cui aderisce – e, segnala, aderiscono anche Libera Caccia, Enalcaccia e Anuu -, consapevole che rimettere in discussione l’accordo finale sulle munizioni in piombo (divieto solo per quelle spezzate – niente slug, niente metalliche – e transizione estesa a sette anni) «avrebbe portato quasi certamente a una proposta ancora più penalizzante».

Così ha parlato Massimo Buconi, il presidente nazionale, nel corso del seminario che, presenti Anpam e Cncn, la Federcaccia ha dedicato ai presidenti regionali, provinciali e comunali, ai dirigenti locali, ai dipendenti delle sezioni e a tutti coloro che ricoprono un ruolo sul territorio, perché informino i cacciatori e agiscano per controllare che nessuno applichi il divieto «in modo scorretto o ingiustamente restrittivo».

La transizione sarà cruciale

Anche se non coincidono con quello voluto, ancora Buconi, «sette anni di transizione rappresentano un risultato importante»: bisogna ricordare, nota la Federcaccia in una lunga nota, nella quale ribadisce di essere da sempre contraria a un divieto generalizzato, che l’eliminazione progressiva del piombo ha interessato carburanti, vernici, materiali idraulici ed edili, elettronica e numerose applicazioni industriali: l’intervento sulle munizioni, che s’inserisce in questo quadro e che ha conseguenze concrete sui cacciatori, non è riducibile «a un attacco deliberato alla caccia».

Il periodo di transizione deve servire sia a verificare le prospettive future delle armi in uso, sia a garantire la disponibilità di alternative adeguate a livello tecnico e non troppo care: la Federcaccia si è già attivata presso i produttori per «ottenere le migliori condizioni possibili e impedire che la transizione comporti sacrifici ingiustificati».

Anche se «la delusione è legittima», si chiude la nota, le associazioni venatorie devono «non alimentare divisioni» che indeboliscono tutti, ma «trasformare le difficoltà in azioni concrete».

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