L’Enpa commenta la posizione della Regione Campania, contraria allo schema del decreto con cui il governo fissa la quota massima di lupi prelevabili.
Considerata «la mancanza di dati scientifici recenti e rappresentativi», situazione che consente di contare soltanto su «numeri astratti e inapplicabili» e rende impossibile effettuare «una stima attendibile», durante le consultazioni col ministero dell’Ambiente la giunta regionale della Campania s’è detta contraria allo schema del decreto che fissa a 160 la quota massima di lupi prelevabili in Italia; per questa posizione, considerata «importante, razionale e scientificamente solida», l’Enpa ha espresso il proprio apprezzamento.
Secondo l’Enpa all’analisi della Regione Campania, secondo la quale il declassamento dello stato di protezione deve servire «solo per azioni mirate su singoli [lupi] problematici, valutati caso per caso dagli esperti», non per «quote generalizzate [in relazione alle quali] manca ancora chiarezza operativa», è necessario aggiungere un altro elemento, «gravissimo e troppo spesso ignorato: una parte consistente degli individui censiti come lupi, almeno un terzo, [coincide] in realtà [con ibridi] nati dall’incrocio tra lupo e cane, fenomeno in forte crescita legato al randagismo e all’abbandono».
L’Enpa ritiene questo fenomeno un rischio per il lupo: è una ragione in più per respingere l’ipotesi «di un declassamento alla cieca» di una specie «vulnerabile», descritta «da numeri reali molto inferiori rispetto alle stime ufficiali di cinque anni fa».
La nota dell’Enpa si chiude col rilancio della moratoria di un anno, «periodo necessario per approfondire seriamente tutti gli aspetti della questione» e rendere possibile, «con politiche di prevenzione» delle predazioni, «la convivenza col simbolo stesso della biodiversità italiana».
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