All’ordinanza 1/26 il commissario alla peste suina africana ha allegato il piano nazionale di prelievo del cinghiale per il biennio 2026/2028.
Nella prima annualità, quella compresa tra maggio 2026 e aprile 2027, in Italia tra braccata, girata, caccia in forma singola o di selezione e controllo faunistico si dovranno abbattere 416.000 cinghiali, un quinto in più dei circa 350.000 che vale la media di ciascun anno del biennio precedente: lo dispone il piano nazionale di prelievo allegato all’ordinanza 1/26 che Giovanni Filippini, il commissario straordinario alla peste suina africana, ha firmato nelle ore scorse.
L’ordinanza introduce alcune misure per la gestione delle carcasse nelle zone indenni dal virus: le amministrazioni locali, stabilisce Filippini, devono promuovere «filiere regionali» per la commercializzazione della carne di cinghiale; pertanto è necessario attivare, eventualmente incentivandone l’apertura, «un numero adeguato» di centri di sosta, di raccolta e di lavorazione, «allo scopo di conferire un valore commerciale a questi prodotti, in previsione di un aumento del [loro] volume», e di «contrastare la vendita illegale», ossia il mercato nero.
Ad Atc, comprensori alpini, Afv e Aatv l’ordinanza impone inoltre sia d’intensificare controllo e caccia di selezione, anche nelle zone assegnate alle squadre, sia di ampliare la platea di cacciatori di cinghiale, formando e sensibilizzando chi si dedica in prevalenza ad altre specie; in parallelo, diventa obbligatorio servirsi di un sistema unico di monitoraggio dei prelievi a livello regionale, per alimentare il quale è opportuno incentivare l’impiego del tesserino elettronico.
Infine, il commissario ribadisce che nelle aree urbanizzate, nei siti storico-archeologici e nei centri abitati, zone che è impossibile definire vocate alla specie, è necessario procedere «alla rimozione» di tutti cinghiali.
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