Arcicaccia: la riforma delle afv avvia «mercificazione della fauna»

Arcicaccia la riforma delle aziende faunistico-venatorie avvia «mercificazione della fauna» - due cacciatori di spalle
© Hubert Przychodniak / shutterstock

L’Arcicaccia torna a commentare la riforma delle aziende faunistico-venatorie, e sostiene che l’abolizione del divieto di lucro cambia l’approccio al prelievo della selvaggina.

Anche se gran parte della situazione non cambia (15% la quota massima della superficie agroforestale destinata agli istituti privati; obbligo di rispettare il calendario e di effettuare interventi di ripristino e miglioramento ambientale), alla riforma delle aziende faunistico-venatorie, per le quali la legge di bilancio 2026 ha abolito il divieto di lucro, l’Arcicaccia è contrarissima, perché con quest’intervento «cambia l’approccio al prelievo» della selvaggina, della quale s’avvia «la mercificazione».

Per l’Arcicaccia «quando una risorsa naturale diventa occasione di lucro comincia lo sfruttamento incontrollato a scapito di tutti»; è significativo che la direttiva Uccelli vieti di vendere la maggior parte delle specie cacciabili, «fa tanta gola guadagnare confidando nell’arrivo autunnale di anatre, colombacci o beccacce».

Per contenere gli effetti negativi della riforma l’Arcicaccia s’augura che le Regioni provvedano a una regolazione stringente delle afv a scopo di lucro, e impongano tasse di concessione specifiche.

In aggiunta, l’Arcicaccia segnala un’altra criticità: in molte Regioni «è possibile inglobare coattivamente negli istituti privati, in una misura pari al 10% circa, terreni di proprietari contrari o irreperibili. Come sarà possibile coinvolgere coattivamente una persona nell’impresa individuale di un altro soggetto? È come se un artigiano realizzasse il proprio laboratorio in un immobile non suo senza che il proprietario [potesse] opporsi». Per l’Arcicaccia «questo rilievo non è un dettaglio: ricostruire il mosaico delle proprietà in Italia, specie nelle aree collinari e montane, è sempre stato un problema serissimo».

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