Commentando una serie di fatti d’attualità, l’Arcicaccia torna sul legame tra caccia sociale e ruolo degli Atc.
Per rilanciarne l’azione «una nuova alleanza con gli agricoltori» dovrà consentire agli Atc di raggiungere l’autosufficienza nella produzione della selvaggina, la miglior strategia possibile per difendere la caccia sociale: in sintesi recita così uno dei passaggi chiave del documento prodotto dal consiglio nazionale dell’Arcicaccia, che ne ha diffuso i contenuti a una decina di giorni dall’ultima riunione.
Oltre alla situazione degli Atc, all’Arcicaccia due vicende destano preoccupazione: la raccolta firme proposta dalla Fondazione Capellino, che dietro l’apparente difesa, «per facciata», della legge 157/92 cela l’intento vero, ossia «la chiusura della caccia»; e la richiesta, che ogni tanto riaffiora, di ridurre l’aliquota Iva per la ristorazione legata alla selvaggina cacciata, «un nuovo regalo alle aziende faunistico-venatorie e un nuovo passo verso la privatizzazione della caccia».
Christian Maffei, che dell’Arcicaccia è il presidente nazionale, ha invece espresso la propria soddisfazione per la sentenza con cui il Consiglio di Stato ha rinviato alla Corte costituzionale la decisione sulla legittimità del comitato faunistico-venatorio: «la [sua] composizione» si legge nella nota «è sancita per legge», e dunque per l’Arcicaccia, che dall’organismo al momento resta fuori, «la formazione ridotta è palesemente illegittima».
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