Forti della sentenza del Tar della Lombardia, Lav, Enpa, Lac, Lipu, Lndc e Wwf diffidano le Regioni sull’apertura della caccia in deroga a storno e fringuello.
Per com’è strutturata, la lunghissima sentenza del Tar della Lombardia potrebbe produrre qualche effetto anche al di fuori del territorio di riferimento: è l’obiettivo cui puntano Lav, Enpa, Lac, Lipu, Lndc e Wwf, che sulla caccia in deroga a storno e fringuello fanno sapere di aver inviato diffida formale sia alla giunta Fontana «sia alle altre amministrazioni», per dissuaderle dal riproporre «provvedimenti fotocopia» nella stagione 2026/27, alla quale si sta lavorando in queste settimane.
«La fauna selvatica» scrivono le sei sigle in una nota «è patrimonio indisponibile dello Stato», non «una merce di scambio politico»; dunque, considerata la chiarezza dei tribunali, l’attivazione della caccia in deroga aprirebbe «un cortocircuito istituzionale» che «esporrebbe l’Italia a onerose procedure d’infrazione».
Lav, Enpa, Lac, Lipu, Lndc e Wwf definiscono «una lezione di civiltà» la sentenza del Tar, che li porta infine a dire che «è inaccettabile che ogni anno s’impegnino risorse pubbliche e uffici per scrivere delibere illegittime, con l’unico scopo – un accanimento burocratico contro specie protette, danno alla biodiversità e insulto ai cittadini che rispettano le regole – di accontentare una frangia estremista del mondo venatorio».
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