Accolto in parte il ricorso contro il calendario venatorio della Sardegna

Accolto in parte il ricorso contro il calendario venatorio della Sardegna - cornacchia grigia (Corvus cornix)
© Marcin Perkowski / shutterstock

Esprimendosi sul ricorso contro il calendario venatorio regionale il Tar della Sardegna ha disposto di anticipare la chiusura della caccia alla cornacchia grigia, finora fissata all’8 febbraio, e s’è espresso sulle modalità di recupero delle giornate di preapertura.

Sul posticipo della data di fine stagione l’articolo 18 della legge 157/92 è chiaro («le Regioni […] devono uniformarsi» al parere), e dunque l’assessorato non aveva il potere di posticipare all’8 febbraio la data di chiusura della caccia alla cornacchia grigia, scelta che l’Ispra aveva definito «fortemente sconsigliabile» per il disturbo provocato ad altre specie, «anche di rilevante interesse conservazionistico», e per le «maggiori difficoltà nello svolgimento dell’attività di vigilanza»: registrando un «contrasto frontale», su quest’aspetto il Tar ha accolto (sentenza 5/26) il ricorso dell’associazione Earth contro il calendario venatorio della Sardegna, e intimato alla giunta di modificarlo entro quindici giorni.

Per i cacciatori però è una sconfitta solo a metà: il Tar ha convalidato la decisione di consentire la caccia alla gazza e alla ghiandaia fino a giovedì 29 gennaio. È interessante la motivazione, in controtendenza rispetto a quelle cui c’eravamo abituati negli ultimi anni: per restare nell’arco temporale massimo previsto dalla legge, scrive il Tar, è sufficiente (si tratta di «compensazione adeguata») recuperare le singole giornate di preapertura (erano state due, 4 e 7 settembre, e due se ne recuperano formalmente anche se la prima è soltanto virtuale: il 30 gennaio è venerdì, e di venerdì è in vigore il silenzio venatorio), non l’intero periodo.

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